5. Il giudice Mario Amato lavora in un buchetto al quarto piano di uno degli orrendi bunker del “porto delle nebbie”. Ho deciso di incontrare Amato a mio rischio e pericolo, cioè senza autorizzazione del vicequestore o del questore, perché è l’unico che possa dirmi qualcosa, anche solo una congettura, sulla sparizione del nome di Alfredo Mancini dagli atti relativi all’assassinio di Walter Rossi. Mistero che, nessuno me lo leva dalla testa, una volta svelato potrebbe chiarire molte circostanze e responsabilità nella torbida storia del portinaio e dei suoi segreti fatti di foto oscene e milioni. Amato è siciliano, dice, ma ha lavorato a Rovereto e sta a Roma da due anni. È siciliano, ma ogni traccia del sole che cuoce l’isola è scomparsa dal suo volto pallido e magro su cui risaltano fron

