Terzo piano. O quarto. Non so davvero, non ricordavo più quanti piani aveva quella casa. Non ricordavo nemmeno più se ero Astengo o continuavo a essere Astolfi. O se ero qualcun altro ancora. Sapevo soltanto di stare male. Uscimmo e lei mi riprese per mano. Quel piano era tranquillo, addirittura deserto. L’unico rumore era quello dei tacchi. C’era anche un’illuminazione normale. Mi rivolsi a lei. “Quello... ha fatto?” Mi uscì sfacciatamente, senza pensarci. Non potevo nemmeno più pensare. Lei prima si voltò, poi mi sorrise, quindi mi diede un bacio casto sulle labbra, senza nemmeno smettere di camminare. Era tornato anche Sinatra. Cercai i suoi occhi mentre il crooner cantava The Way You Look Tonight. Lei tornò a offrirmi il sedere, la linea sottopelle della spina dorsale mentr

