Capitolo XI - Lunedì 16 giugno, pomeriggio Il campanile della cattedrale in piazza aveva suonato tre rintocchi bassi e sonori e due alti e squillanti. Erano le quindici e trenta. In quel paese la vita era ancora scandita dai tocchi delle campane, che misuravano il tempo. Suonavano tutti i quarti e non si poteva fare a meno di ricordare che: “Vulnerant omnes, ultima necat”, come era scritto sotto l’eterna concorrente delle campane, la meridiana, che se ne stava bene in vista sull’antico palazzo del conte, dove aveva sede il Comune. Il maresciallo, ascoltando il suono delle campane, si era sprofondato nei ricordi delle polemiche che erano nate per quei rintocchi, che non si fermavano mai, neanche di notte. L’agguerrito comitato spontaneo aveva portato in piazza un buon cinquanta per cent

