Capitolo XXXVII Credo che il lettore non si stupirà se confesso che tutti questi motivi d'inquietudine, tutti i pericoli incessanti dai quali ero circondato, tutti gli affanni che ormai mi opprimevano senza posa finirono per ottundere la mia inventiva, mettendo fine agli svariati espedienti che avevo posto in atto per corredare la mia vita futura di ulteriori agi, di nuove comodità. Ora le mie mani erano impegnate a tutelare la mia salvaguardia fisica, più che a procurarmi il cibo. Ora temevo di battere un chiodo e di spaccar legna, nel timore che qualcuno potesse udire il rumore, e a maggior motivo, di conseguenza, evitavo il più possibile di far uso del fucile. Ma soprattutto mi preoccupava terribilmente accendere il fuoco, per paura che il fumo, visibile a grandissima distanza nelle

