Capitolo XXXVII

1383 Parole

Capitolo XXXVII Un torrione La tomba di un amico Sterne Julien udì un gran rumore nel corridoio; non era l'ora in cui qualcuno saliva abitualmente nella sua cella; l'ossifraga volò via gridando, la porta si aprì e il venerando abate Chélan, tutto tremante e con il bastone in mano, si gettò tra le sue braccia. «Ah, gran Dio! È mai possibile, figlio mio... Mostro, dovrei dire!» E il buon vecchio non riuscì ad aggiungere nemmeno una parola. Julien ebbe paura che cadesse. Fu costretto ad accompagnarlo fino a una sedia. La mano del tempo si era appesantita su quell'uomo una volta tanto energico. A Julien parve ch'egli fosse solo l'ombra di se stesso. Quando ebbe ripreso forza, l'abate disse: «Solo da due giorni ho ricevuto la vostra lettera da Strasburgo, contenente cinquecento franchi

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