“Il cielo è vuoto e tutti i diavoli sono qua” Shakespeare, La tempesta Alessandro Pace mise un segno al libro e lo posò sul tavolo. Il suo orologio segnava le due del mattino. Indossò il soprabito lottando con una manica che non si lasciava infilare. Camillo che sino ad un momento prima aveva tenuto gli occhi chiusi, li aprì per lanciargli un’occhiata piena di rimproveri. Neanche andassi a divertirmi, brontolò Pace. Chiuse la luce e la porta, e silenziosamente uscì di casa. Fuori si accorse di non aver bisogno della pila elettrica e la ripose in tasca. Nel cielo c’era la luna che distribuiva una luce pallida, ma sufficiente a guidare i sui passi. L’aria fredda lo tolse da quel torpore in cui le lunghe ore di attesa lo avevano immerso. Pace camminava spedito tra le ombre profumate di pino

