Una sera, effondendo nel mio cuore una grande afflizione ch'ella avea provato, l'infelice mi gettò le braccia al collo, e mi coperse il volto delle sue lagrime. In quest'amplesso non v'era la minima idea profana. Una figlia non può abbracciare con più rispetto il suo padre. Se non che, dopo il fatto, la mia immaginativa ne rimase troppo colpita. Quell'amplesso mi tornava spesso alla mente, e allora io non potea più pensare ad altro. Un'altra volta ch'ella s'abbandonò a simile slancio di filiale confidenza, io tosto mi svincolai dalle sue care braccia, senza stringerla a me, senza baciarla, e le dissi balbettando: “Vi prego, Zanze, non m'abbracciate mai; ciò non va bene.” M'affissò gli occhi in volto, li abbassò, arrossì; - e certo fu la prima volta che lesse nell'anima mia la possibili

