Il silenzio è sempre stato il mio alleato. Sono cresciuto con lui. Ho imparato ad amarlo, a scolpirlo, ad avvolgermi in lui come in una coperta di lana nelle serate invernali. Il silenzio di mia madre è un silenzio di pace. Il silenzio delle biblioteche è un silenzio di concentrazione. Ma il silenzio di Kyle è un'arma da taglio. Sono passati sei giorni. Centoquarantaquattro ore. Da quando mi ha lasciata sotto casa, la sera della tempesta, con quello sguardo vuoto e quella mascella serrata, il mio telefono è rimasto disperatamente muto. Non un messaggio. Non una chiamata. Nemmeno una reazione a una stupida storia i********: che ho postato apposta per testare la sua presenza digitale (una foto di caffè con la didascalia: "Bisogno di caffeina o di un miracolo"). Ha visto la storia. Il su

