9.

3317 Parole

9. «Non ti ho fatto male?» fu la sua domanda seguente. Rotolò da un lato, ancora col fiatone. «Chi se ne frega. Faremo piano un’altra volta» dissi io. Mi stiracchiai, languida e soddisfatta. E lo confermo: là dietro mi bruciava come l’inferno, ma ci sono volte in cui qualche conseguenza è inevitabile. Non ero più un’impressionabile campagnola sul sedile di un’auto parcheggiata dietro a un cespuglio. Riley accese la luce sul comodino. Seguì i miei movimenti con gli occhi pieni di desiderio. «Sei una bellezza. Sei proprio una bellezza e non so se sentirmi in colpa o farti di nuovo il culo appena ci riesco». Ma per il momento andò in bagno a darsi una lavata, mentre io mi coprivo di nuovo con il piumino. Mi sentivo assonnata e felice, come dopo aver mangiato a crepapelle e essermi conces

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