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1418 Parole
12Iano si sentì chiamare dal custode, abbassò il giornale e volse la testa. – Vuoi venire dentro? – Ma non è ancora l’ora. – Non importa. La padrona ti vuole parlare. Iano si domandò chi fosse la padrona. Legò la bicicletta al solito palo di ferro vicino all’ingresso esterno, prese la sacca e salì i pochi gradini. Notò subito la signora bionda seduta, l’aveva vista altre volte in giro, non passava indifferente con quella messe di capelli biondi, questa è la padrona! Si avvicinò al tavolo accompagnato dal custode, la donna nel frattempo si era alzata e gli tendeva la mano. – Piacere di conoscerti. Prego accomodati. Non c’era spazio per le presentazioni ufficiali. Il tono confidenziale con cui veniva accolto, il tu che era scivolato nel discorso come se si fossero lasciati appena la sera prima, imbarazzò Iano che sedette distendendo di lato le lunghe gambe. Dorota riceveva il sole in faccia, i grandi occhi brillavano affogati nell’azzurro dell’iride. Gli occhi e il naso, le narici che a tratti pulsavano, erano gli attributi più interessanti di un viso regolare che non sarebbe apparso proprio così bello senza il contorno dei capelli biondi e sottili, che già asciugavano sotto i raggi del sole. Impalpabili, mutavano colore ogni qualvolta lei scuoteva solo per poco la testa, un frullare di ali di farfalla. L’insenatura dei due piccoli seni si configurava sotto il costume leggero, il corpo rilassato sulla sedia sprofondava magro dentro la spugna dell’accappatoio. Iano rimase incantato dal quadro d’insieme, è bella, accidenti, che vorrà? Dorota cominciò a parlare con il suo italiano gutturale, secco e conciso. – Il custode mi ha detto che sei un assiduo frequentatore della nostra piscina e che nuoti molto bene – È da una vita che nuoto. – Sei stato anche un bravo atleta, si vede ancora. – Grazie. – Sei anche una guida turistica. – Solo un peccato di vecchiaia– sbottò Iano, come cazzo fa a sapere tutte queste cose. Si agitò e si sistemò meglio sulla sedia. – Probabilmente la mia proposta potrebbe non interessarti, ma da quando ho cominciato a dirigere l’hotel, dopo che mio marito si è trasferito nella sua azienda agricola vicino Torreggia… – Vino buono e frutta saporita… – Appunto, so che ti intendi di queste cose, ma non interrompermi. L’italiano gutturale scivolò nel teutonico, il tono gelò l’uomo che si irrigidì sulla sedia, sta in guardia! Lei proseguì addolcendo la voce che divenne confidenziale. – La direzione dell’hotel è un lavoro difficile, considerato lo stato in cui era ridotto. Ho deciso di dare una svolta brusca e innovativa per tentare di risollevare la baracca. Da qualche anno alcuni segnali mi confermano che sono sulla strada buona. La donna riprese fiato per il tempo di due respiri. – Ho ristrutturato e arricchito il settore della beauty– farm, la cucina ha ora uno chef di primordine, l’accoglienza sta facendo progressi, poco alla volta rinnoveremo anche le stanze, ma i costi sono per ora proibitivi. S’interruppe ancora, dette a Iano il tempo di assimilare il quadro d’insieme. Proseguì fissandolo e si avvicinò scollando il busto dalla sedia. – C’è un settore sul quale si è ora fissata la mia attenzione e che pretendo migliorare, anzi renderlo uno dei più accoglienti e protetti. Desidero attuare integralmente le ordinanze comunali e tutte le altre disposizioni di pubblica sicurezza, ma soprattutto rendere il più possibile accattivante il soggiorno in questo luogo. Si guardò intorno lentamente, la piscina brillava al sole, alti pioppi delimitavano il perimetro dell’impianto curato fin nei minimi particolari, vapori solforosi si levavano dalla zona dei fanghi, un’atmosfera di languida serenità allignava incontrastata. – Tu devi occuparti di questo impianto e farlo funzionare nel migliore dei modi. Parleremo dei dettagli in seguito. Dorota tacque, si appoggiò alla spalliera della sedia, le premesse erano sul tavolo, toccava ora a Iano scegliere la carta giusta. L’uomo era rimasto senza parole, mulinò gli occhi intorno, non per concedersi una valutazione rigorosa del lavoro che lo aspettava, ma perché la sua mente era esplosa alla formulazione della proposta, era come piombare a capofitto nella piscina a due passi. L’esitazione sorprese la donna, ritenne di essersi spinta troppo oltre e di essersi lasciata condizionare dalla fretta eccessiva, vacci calma, dà al vecchio il tempo di riflettere! – Non devi darmi una risposta definitiva proprio ora, pensaci, vieni a trovarmi in ufficio prima di andare via. Allungò la mano, che Iano strinse in una morsa. – Buona nuotata! – gli augurò avvolgendo la felpa intorno al corpo. Si avviò verso l’hotel sospesa un palmo da terra e si dileguò all’interno. La piscina era presa d’assalto dai clienti che si accaparravano le sdraio migliori, quelle più esposte al sole e prossime all'acqua. Iano aveva disteso l’asciugamano in un luogo appartato e osservava i clienti dell’hotel con il distacco di chi non ha in tasca la chiave della stanza. All’uscita di Dorota dalla scena non aveva nemmeno provato il desiderio della solita, lunga nuotata con la quale apriva le sue visite all'impianto. Il colloquio con la padrona aveva scatenato reazioni contrastanti, mi ha rovinato la giornata la bionda! Era infastidito per la novità che mutava in maniera spietata le sue comode abitudini, eppure sedotto dal cambiamento che gli faceva scoppiare il cuore, come dopo aver tagliato il traguardo dopo una gara vinta. Proiettava sguardi angosciati sulle persone e sulle strutture dell’impianto, che ci dovrò fare con tutta questa gente e che tipo di intervento per migliorare l’insieme così curato e in ordine, c’è già un bravo custode che provvede a tutto! Non si azzardava a considerare l’altro lato della proposta, anche se non era stato toccato. Doveva supporre che la padrona gli avrebbe pagato anche questaspecie di lavoro, che più che una fatica lo stimava un regalo, il dono straordinario di un babbonatale in canottiera. Notò alcune clienti con le quali aveva conversato nei giorni passati dopo le sue poderose nuotate. Si mimetizzò per non essere scoperto, non se la sentiva di affrontarle con l’animo agitato e lo sguardo inquieto. Attese con pazienza che l’ora del pranzo si avvicinasse e che la maggior parte delle persone rientrasse in camera. La piscina ora appariva spopolata, ancora resisteva qualche ritardatario e poche altre persone che forse avevano deciso per la mezza pensione per approfittare come lui della piscina sgombra e disponibile all'ora del pranzo. Si alzò e si stiracchiò, mobilizzò l’articolazione delle spalle con lente rotazioni, allungò i muscoli delle gambe, mulinò le lunghe braccia per sciogliere i muscoli del tronco, è meglio che mi scarichi in acqua, come un parafulmine, poi si vedrà. Così decise prima del tuffo. In effetti la lunga nuotata lo aveva rilassato e la muscolatura era decontratta. Ora si sentiva a proprio agio e era pronto ad affrontare la padrona, come dentro di sé la identificava, e chiarire meglio quei dettagli che lei aveva sorvolato. Si sciacquò sotto la doccia esterna e si diresse verso lo spogliatoio per rivestirsi. Nella hall gli comunicarono che la signora era in ufficio e gli indicarono la porta. Bussò avvertendo che l’inquietudine tornava, ma s’introdusse deciso all'invito di entrare. Dorota sedeva dietro una scrivania e parlava al telefono, gli fece cenno di accomodarsi e attese. La donna indossava un abito leggero, a tinta unita, di un azzurro intenso che conferiva brio alla chioma bionda e accendeva il celeste degli occhi. Ripose il telefono, lo fissò diretta: – Quale è la tua risposta? – La proposta m’interessa molto, ma sono anche abbastanza disorientato perché non conosco in dettaglio gli impegni che dovrò assumere. – Uno solo in particolare: vigilare sulla sicurezza delle persone che nuotano in piscina. – Non è un problema per me. – Essere gentile con tutti, specie con le signore. – Anche questo… – Lo so, conosco la tua disponibilità. Iano costatò ancora una volta che la donna sapeva un sacco di cose. – Riguardo la buona funzionalità dell’impianto, devi controllare che il custode pulisca accuratamente l’acqua delle piscine, che l’ambiente esterno sia curato, suggerire dei miglioramenti. Dorota sprofondò nella poltrona della scrivania. Iano era sbalordito dalla semplicità degli impegni, tutto qui? Non gli sembrava vero e per questo esitava a urlare la propria felicità. – Se questo è tutto, posso iniziare anche subito. La donna si alzò di scatto e protese la mano: – Grazie, ero sicura che avresti accettato. L’uomo le prese la mano e gliela stritolò, Dorota abbozzò una piccola smorfia. – Ultima cosa. Non abbiamo parlato del compenso per il servizio, proprio perché per il momento non è previsto. Prima che lui potesse replicare, proseguì lesta: – Ti saranno rimborsate le spese di viaggio e i pasti potrai consumarli al ristorante dell’hotel. Facciamo un mese di prova? La mente di Iano inseguiva a fatica le proposte e le conclusioni spicce della donna, lui era abituato allo sforzo progressivo, tu corri troppo figliola, ma va bene così per ora! E fece un cenno di assenso con la testa. La donna si alzò con un sorriso soddisfatto. – Vieni con me al bar, andiamo a brindare all'accordo. la stanza
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