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3 Non era granché, ma ora forse avevano trovato una pista da seguire, in attesa di sapere i risultati delle analisi nell'appartamento di Lucia Mistroni. Verso l'ora di pranzo, l'ispettore Zamagni, accompagnato da Marco Finocchi, si presentò al numero civico 10 di via Cracovia, per parlare con Paolo Carnevali. Suonarono al campanello senza ricevere risposta, attesero qualche minuto e riuscirono ad entrare nel palazzo all'arrivo di un'anziana signora di ritorno da una passeggiata con il cane. “Possiamo entrare, signora?”, chiese Zamagni. “Non accettiamo venditori porta a porta, mi dispiace. Per cui, se siete due di quelli, potete anche risparmiarvi la fatica e cambiare destinazione.” “Stiamo cercando il signor Carnevali. Lo conosce?” “Chi lo cerca?”, volle sapere la donna, probabilmente restia ad avere a che fare con gli sconosciuti. “Abbiamo bisogno di parlare con lui. Non è nostra intenzione recargli fastidio o fargli del male fisico”, spiegò l'ispettore, mostrando il tesserino identificativo. “Oh, per la miseria..”, fu la reazione dell'anziana, “Che cos'ha combinato quel ragazzo? Mi sembra una persona a posto.” “Non si preoccupi”, la tranquillizzò l'agente Finocchi, “Vogliamo solo parlare con lui.” “Comunque credo che a quest'ora stia lavorando”, spiegò la donna. “E quando potremo trovarlo? Sa a che ora rientrerà?” “A meno che non abbia impegni particolari dopo il lavoro, generalmente lo incontro tra le 18 e le 18:15 ogni giorno della settimana. Esco con Toby per la passeggiata pre-serale e, quando torno, lui sta parcheggiando o salendo le scale.” “Sa dirci che auto ha il signor Carnevali?” La coglievano alquanto impreparata, spiegò la signora, perché non era assolutamente esperta in fatto di automobili. Gli unici mezzi di trasporto che conosceva bene erano gli autobus, usandoli per andare da casa fino al centro cittadino la domenica pomeriggio. “La ringraziamo ugualmente, signora.”, disse Zamagni, “Ripasseremo da qui stasera.” I due salutarono la signora e Toby, che non l'avrebbe seguita senza che almeno uno di loro lo avesse accarezzato, e tornarono all'auto con cui erano arrivati. Non avrebbe avuto senso aspettare tante ore prima che arrivasse Paolo Carnevali, così decisero che sarebbero andati alla Centrale Operativa e Zamagni ne avrebbe approfittato per sentire eventuali novità dalla Scientifica e dal patologo che era stato incaricato di eseguire l'autopsia. I suoi genitori erano veramente felici per lui, lo vedevano contento, e ne andavano fieri anche con parenti e amici di famiglia. Oltre ad andare a scuola, fa anche qualcosa di utile e remunerativo, per quel poco che possa racimolare. Non sarà tanto, ma per un ragazzo che studia è sempre meglio di niente. Era così che raccontavano del lavoretto che aveva trovato il loro figlio. Pare che non sia l'unico, e così ha conosciuto anche altri suoi coetanei con cui a volte escono a fare passeggiate, si trovano ai Giardini Margherita o in Piazza Maggiore il sabato pomeriggio, si divertono, e a volte resta anche fuori a cena con loro. Con quel poco che guadagna, riesce anche a permetterselo senza che siamo noi a dare soldi nostri. Era un lavoro semplice, si trattava solo di fare volantinaggio. E chi non avrebbe saputo fare una cosa del genere? Bastava distribuire i volantini pubblicitari in giro. Nei condomini, nei luoghi pubblici o anche solamente in strada, e il gioco era fatto. Non era richiesto nient'altro, nessun obbligo di alcun tipo. Facile, facile come bere un bicchiere d'acqua. Ed era quello che faceva ogni pomeriggio, un'ora o al massimo due al giorno, solo nei giorni infrasettimanali, dopo essere stato a scuola e avere terminato i compiti. Il weekend si sarebbe riposato, divertito e avrebbe speso una minima parte del denaro guadagnato: da ragazzo diligente qual era, si era accordato con i genitori perché tenessero la metà; ora che ne aveva la possibilità, voleva contribuire alle spese della casa, per quel che avrebbe potuto. Proseguiva così il suo lavoro, con la tipica leggerezza della sua età, senza chiedersi nemmeno che cosa stesse pubblicizzando.
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