Il poeta segnò così la sua opera, nel frontespizio dell'Esemplare Unico: A. S. CALCOGRAPHUS AQUA FORTI SIBI TIBI FECIT. Il rame l'attraeva più della carta; l'acido nitrico, più dell'inchiostro; il bulino, più della penna. Già uno de' suoi maggiori, Giusto Sperelli, aveva esperimentata l'incisione. Alcune stampe di lui, eseguite intorno l'anno 1520, rivelavano manifestamente l'influenza di Antonio Pollajuolo, per la profondità e quasi direi acerbità del segno. Andrea praticava la maniera rembrandtesca a tratti liberi e la maniera nera prediletta dagli acquafortisti inglesi della scuola del Green, del Dixon, dell'Earlom. Egli aveva formata la sua educazione su tutti gli esemplari, aveva studiata partitamente la ricerca di ciascuno intagliatore, aveva imparato da Alberto Durero e dal Parmigi

