Capitolo VII-2

2005 Parole

«Ah, Dio mio!» Disse congiungendo le mani, «vostro marito ubriaco, cavalli calpestato. Lui ospedale! Io qui padrona!» «Amàlija Ljudvìgovna! Vi prego di pensare a quel che dite,» cominciò Katerìna Ivànovna in tono altero (con la padrona usava sempre quel tono, affinché l'altra «si ricordasse di stare al suo posto», e anche allora non seppe privarsi d'un simile piacere), «Amàlija Ljudvìgovna...» «Io cià detto foi prima non osare chiamarmi Amal Ljudvìgovna; io Amàl-Ivàn!» «Voi non siete Amàl-Ivàn, ma Amàlija Ljudvìgovna, e siccome io non faccio parte dei vostri miserabili adulatori, come il signor Lebezjàtnikov, che adesso ride dietro l'uscio» (dietro l'uscio, effettivamente, si udirono delle risa, e l'esclamazione: «Si sono accapigliate!»), «così vi chiamerò sempre Amàlija Ljudvìgovna, se

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