Jordy Qualcuno sta chiamando il mio nome. Seguo la voce lungo la galleria buia, arrancando verso la luce. “Jordy!” Apro gli occhi di colpo e inspiro di scatto, come se fossi stata a lungo sott’acqua. “Porca puttana, volpacchiotta, cos’è successo?” “Ho fatto un sogno,” piagnucolo, e sussulto appena lui accende la luce. “Un sogno brutto.” “Per forza era brutto. Ti stavi dimenando tutta e piangevi.” Mi prende il mento, mi esamina il volto. “Tieni.” Allunga una mano e afferra un bicchiere d’acqua dal tavolino, porgendomelo. “Vuoi raccontarmi cos’era?” “No,” dico con onestà. Non voglio riviverlo. Non voglio parlare di quella notte. Non voglio ricordarla. Mai. Lui aspetta, trepidante. Sono riconoscente per il fatto che mi abbia svegliato, per avere la possibilità di riportare alla norma

