Ippolito Edmondo Ferrario Un gatto fortunato Katanga, il colosso congolese, tamburellava con le dita sulle guancette di legno della 45 che teneva appoggiata sulle ginocchia. Ad intervalli accarezzava la canna brunita. “Sei nervoso?”, gli chiese Gunther seduto al suo fianco, al posto di guida, con una Gitanes che gli pendeva dalle labbra. Ad ogni tiro il bagliore rossastro illuminava il volto squadrato del tedesco. “No. Ma non mi sono mai piaciute le attese”, specificò Katanga tenendo lo sguardo fisso sull’ingresso del locale. Qualche cliente, di tanto in tanto, usciva alla spicciolata sotto il diluvio universale di quella fredda notte milanese. “Bravi, andatevene a casa”, mormorava ansioso Gunther nell’osservarli. Era da più di un’ora che erano parcheggiati lì, a bordo di un’alfa Rom

