Carol PDV Gemo dolcemente quando il mio telefono che suona mi sveglia. Chi diavolo chiamerebbe di domenica sera alle undici? "Liana?" mi siedo rapidamente e mi strofino gli occhi. Liana non chiamerebbe a quest'ora se non fosse urgente. "Cosa c'è che non va?" "Ciao, sono Bea," risponde una voce sconosciuta. "Lavoro con Liana. Puoi venire a prenderla al ristorante, per favore?" "Certo," salto giù dal letto. "Sta bene? Si è ammalata o qualcosa del genere?" "O qualcosa del genere," sospira Bea. "C'è stato un attacco. Non ne sono sicura, ma sembra che stia bene. Solo traumatizzata." "Ci sarò tra dieci minuti," interrompo la chiamata. Non perdo tempo nel vestirmi. Metto solo delle scarpe da ginnastica e tiro su una maglietta sopra il pigiama. Prendo una giacca, la mia borsa e le chiavi e

