II. Mary la scontrosa

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II. Mary la scontrosaMary aveva sempre osservato la madre da lontano con enorme piacere e ne aveva sempre apprezzato e riconosciuto la bellezza; ma poiché le era completamente estranea, non ci si poteva certo aspettare che la amasse o che ne sentisse la mancanza dopo la sua morte! E infatti non la rimpianse per niente ed essendo una ragazzina molto egoista continuò a pensare a sé stessa, come aveva sempre fatto. Se fosse stata più grande si sarebbe forse preoccupata di rimanere sola al mondo; ma essendo molto piccola, e siccome qualcuno si era sempre preso cura di lei, pensò che tutto sarebbe continuato come prima. L’unica cosa che le interessava sapere, era se sarebbe andata a vivere con persone gentili e obbedienti al suo volere, come finora erano stati i suoi domestici e la bambinaia. Subito dopo la disgrazia, Mary fu portata nella casa di un prete inglese, il signor Crawford, ma lei sapeva che non vi sarebbe rimasta molto tempo e neanche avrebbe voluto rimanerci. La famiglia del prete era molto povera, con cinque bambini trasandati, malvestiti, più o meno dell’età di Mary, che si litigavano continuamente i giochi. Mary detestava quella loro casa disordinata e si comportò in modo talmente scontroso che, dopo un giorno o due nessuno voleva più giocare con lei. Anzi, il secondo giorno le affibbiarono un soprannome che la fece infuriare. Fu Basil a inventarlo. Basil era un ragazzino con degli impertinenti occhi azzurri e un insolente naso all’insù, e Mary lo detestava. Lei stava giocando sola sotto un albero, proprio come il giorno in cui era esplosa l’epidemia di colera. Stava costruendo delle collinette e dei sentierini nella sabbia per un giardino immaginario. Basil si fermò a guardarla e, interessato al suo lavoro, le diede qualche consiglio. «Perché non ci metti dei sassi come se fossero delle rocce?» disse «lì in mezzo» e si chinò su di lei ad indicarle il punto. «Vattene!» gli urlò Mary «non voglio maschi qua vicino, vattene via!» Per un attimo Basil la guardò furioso, ma poi iniziò a prenderla in giro, come faceva sempre con le sorelle. Cominciò a ballarle intorno facendo mille smorfie e ridendo, poi si mise a cantare: «Mary Mary la scontrosa nel tuo giardino cosa c’è? ci son campane, boccioli di rosa e margherite intorno a me» Continuò a cantare finché anche i fratelli lo sentirono e scoppiarono a ridere. E più Mary si arrabbiava più loro cantavano “Mary Mary la scontrosa”; e da quel giorno la chiamarono sempre così, sia che parlassero tra di loro o che si rivolgessero a lei. «Tra un po' te ne andrai a casa tua» le disse Basil «E noi saremo tanto felici». «E io non vedo l’ora di andarmene» rispose Mary «Ma casa mia dov’è?» «Ah! Non sai dov’è casa tua!» esclamò Basil con il disprezzo dei suoi sette anni «È in Inghilterra ovviamente. Mia nonna abita là e mia sorella Mabel è andata da lei l’anno scorso. Ma tu non vai dalla nonna perché non ce l’hai. Tu andrai da tuo zio, il signor Archibald Craven» «Ma io non lo conosco» replicò brusca Mary. «Già!» rispose Basil «Tu non sai niente. Le bambine non sanno mai niente. Ho sentito che mamma e papà parlavano di lui. Vive in una vecchia casa, enorme, cadente in mezzo alla campagna e al nulla. Non vuol vedere nessuno e comunque nessuno andrebbe a trovarlo. È brutto e gobbo.» «Non ti credo!» disse Mary che si girò e si tappò le orecchie per non ascoltare oltre. Ma poi ripensò molto a quelle parole; e quando la signora Crawford, quella sera, le disse che presto si sarebbe imbarcata per l’Inghilterra per raggiungere lo zio, il signor Archibald Craven che viveva nel castello di Misselthwaite, l’espressione di Mary era talmente fredda e indifferente che tutti ne furono meravigliati. Provarono ad essere gentili con lei, ma quando la signora Crawford si avvicinò per baciarla Mary si girò dall’altra parte e si irrigidì tutta quando il reverendo Crawford le posò una mano sulla spalla. «Sembra una bambina così insignificante» disse in tono compassionevole la signora Crawford. «E pensare che la madre era così bella e gentile! Mary ha i modi più sgarbati che io abbia mai visto in una bambina. Pensa che i bambini la chiamano “Mary la scontrosa”, certo non è educato da parte loro, ma non si può che capirli. Forse se la madre le fosse stata un po' più vicina e si fosse occupata un po' più di lei, Mary avrebbe potuto imparare i suoi modi gentili. È davvero triste, ora che la bella signora è morta, pensare che quasi nessuno sapeva che avesse una figlia. Credo che non la vedesse mai» sospirò la signora Crawford «Quando la bambinaia morì di colera, nessuno pensò alla bambina. Tutti i domestici scapparono lasciandola completamente sola nella casa deserta. Il colonnello McGrew disse che per poco non gli veniva un colpo quando, aprendo la porta della stanza, la vide là in piedi, tutta sola.» Mary fece un lungo viaggio verso l’Inghilterra, affidata alla moglie di un ufficiale che accompagnava i suoi bambini a studiare in un college. La signora era occupatissima dai suoi due figli e fu davvero contenta quando consegnò Mary alla persona che il signor Craven le aveva mandato incontro a Londra. Si trattava della signora Medlock, la governante del castello di Misselthwaite. Era una donna robusta col viso rubicondo e gli occhi neri. Indossava un abito lilla con un mantello di seta nera a frange ed un cappellino nero con dei fiorellini lilla che si agitavano ogni volta muoveva la testa. A Mary non piaceva affatto, ma poiché non le piaceva mai nessuno, la cosa era abbastanza normale; d’altronde, era evidente che anche alla signora Medlock la bambina non piaceva per niente. «Mio Dio quant’è bruttina» disse «e dicono che sua madre fosse così bella! Non le somiglia per niente!» «Forse migliorerà crescendo» rispose bonariamente la moglie dell’ufficiale «se non fosse così giallina e se avesse dei modi più garbati, non sarebbe brutta; i bambini cambiano così tanto!» «Beh, dovrà cambiare parecchio!» rispose la signora Medlock «E ad essere onesti, al castello non c’è proprio nulla che possa aiutare un bambino a crescere.» Le due donne credevano che Mary non le ascoltasse, perché era un po' distante da loro, affacciata alla finestra dell’albergo dove avrebbero alloggiato quella notte. La bambina si divertiva a guardare il traffico e la gente che passava, ma, nello stesso tempo riusciva a sentire i discorsi delle due donne ed era sempre più curiosa di conoscere lo zio e lo strano posto in cui viveva. Che razza di posto era, e lo zio le sarebbe piaciuto? E che cos’era una gobba? Lei non ne aveva mai vista una. Forse in India non esistevano. Da quando era partita da casa sua e non aveva più una bambinaia, Mary cominciò a sentirsi sola e ad avere strani pensieri, del tutto nuovi per lei. Si chiedeva perché avesse quella strana sensazione di non appartenere a nessuno, anche quando i suoi genitori erano vivi. Gli altri bambini sembravano appartenere al padre e alla madre mentre lei si era sempre sentita “figlia di nessuno”. Aveva sempre avuto domestici, cibo e tanti bei vestiti, ma nessuno si era mai affezionato a lei. Mary non immaginava che questo era dovuto al suo comportamento scontroso e sgradevole e, in effetti, lei non sapeva di essere scontrosa e sgradevole. Spesso anzi, pensava che lo fossero gli altri, ma non immaginava certo di esserlo lei. Considerava la signora Medlock come la creatura più antipatica che avesse mai visto, con quella faccia rubiconda e il suo brutto cappello. Quando il giorno seguente, partirono per lo Yorkshire, lei arrivò al treno, attraversando la stazione impettita e a testa alta, camminando il più lontano possibile per non dare l’idea di appartenere alla signora Medlock. Si sarebbe arrabbiata se qualcuno avesse pensato che quella era sua madre. Ma la signora Medlock non era affatto toccata dalla bambina né dai suoi pensieri. Era il tipo di donna che non avrebbe sopportato le sciocchezze dei ragazzini. O almeno questo avrebbe risposto se interpellata. Le era seccato molto dover andare a Londra proprio il giorno del matrimonio di sua nipote, ma aveva un posto comodo e ben pagato come governante al castello di Misselthwaite e se voleva tenerselo stretto, doveva obbedire sempre ai voleri del signor Archibald Craven. E non avrebbe mai osato mettere in discussione un ordine. «Il capitano Lennox e la moglie sono morti di colera» aveva detto il signor Craven coi suoi modi freddi e sbrigativi «Il capitano era il fratello di mia moglie quindi sono io il tutore di sua figlia, mia nipote. La bambina verrà a vivere qui al castello e voi andrete a prenderla a Londra» Così la signora Medlock preparò la valigia e partì. Mary, pallida e imbronciata, si era seduta in un cantuccio dello scompartimento. Non aveva niente da leggere né da guardare e teneva le piccole mani infilate nel manicotto. Il vestito nero la faceva sembrare ancora più pallida e i pochi capelli biondi e sottili uscivano a ciocche da sotto il cappello. «Mai vista in vita mia una ragazzina più viziata e scontrosa di questa» pensò la signora Medlock. Non aveva mai visto una bambina di quell’età stare così ferma senza far niente e dopo un po' si stancò di guardarla e cominciò a parlarle con la sua voce ruvida e forte. «Credo sia meglio che vi racconti qualcosa riguardo il posto dove andrete a vivere. Sapete nulla di vostro zio?» «No» «I vostri genitori non vi hanno mai parlato di lui?» «No» disse Mary e aggrottò la fronte pensando che i genitori non le avevano mai parlato di nulla in particolare. «Bah!» mormorò la signora Medlock osservando la strana espressione della bambina e per qualche minuto non aggiunse altro. «Credo sia meglio dirvi qualcosa…per prepararvi. Andrete a vivere in un posto alquanto strano» Mary non fiatava e la signora Medlock rimase sconcertata dall’apparente indifferenza della bambina ma dopo un sospiro seguitò: «Non si può dire che il posto non sia grande e un po' deprimente… il signor Craven ne è molto orgoglioso e anche questo è abbastanza deprimente. Il castello è stato costruito seicento anni fa al confine con la brughiera e ci sono quasi cento stanze, alcune delle quali però rimangono sempre chiuse. Ci sono quadri, arazzi e soprammobili che sono lì da secoli e c’è un grande parco tutt’intorno con giardini e alberi i cui rami a volte scendono fino a terra… e poi non c’è nient’altro.» Mary, suo malgrado, aveva cominciato ad ascoltare. Sembrava tutto così diverso dalla sua vita in India e la novità cominciava ad interessarla. Ma non voleva che la signora Medlock se ne accorgesse (e questo era uno dei suoi comportamenti da ragazzina viziata). Così rimase immobile. «Beh?» disse la signora Medlock «che ne pensate?» «Niente! Non so niente di quel posto» Questo fece ridere la signora Medlock. «Eh! Sembrate proprio una vecchietta! Non vi importa di niente?» «Tanto cosa cambia se mi importa o no?» «In effetti avete ragione» disse la signora Medlock «non cambia proprio niente. Perché vi facciano venire al castello non lo capisco proprio…forse era la sistemazione più semplice. Il signor Craven non si occuperà di voi e questo è certo. Lui non si preoccupa mai di nessuno» Poi, come ricordandosi di qualche cosa, aggiunse; «È gobbo e questo lo fa soffrire. Era un ragazzo amareggiato che non si è mai goduto i suoi soldi e il suo castello fin quando non si è sposato.» Mary la guardò incuriosita nonostante gli sforzi di sembrare disinteressata. Non credeva che lo zio gobbo si fosse sposato e ne rimase sorpresa. La signora Medlock, che era una chiacchierona, se ne accorse e continuò il suo racconto con maggior enfasi. E questo era comunque l’unico modo di trascorrere il tempo. «Era una donna incantevole e deliziosa e lui era disposto a tutto pur di accontentarla. Nessuno credeva che lei lo avrebbe sposato ma lo fece e tutti credevano che lo avesse fatto per denaro. Ma non era affatto vero. E quando morì…» Mary trasalì suo malgrado. «Oh! Lei morì!» esclamò quasi senza volerlo. Si era ricordata di una fiaba francese che aveva letto, Enrichetto dal ciuffo i cui personaggi erano un gobbo ed una bellissima principessa e improvvisamente provò compassione per il signor Craven. «Sì, la moglie morì» rispose la signora Medlock «E lui diventò sempre più strano: non gli importava più di niente e da quel giorno non volle più vedere nessuno. Ora è sempre in viaggio e quando è a casa si rinchiude nell’ala ovest del castello e non permette a nessuno di incontrarlo tranne a Pitcher. Pitcher è un domestico che lo ha servito fin da ragazzo e ne conosce le abitudini» Questa storia sembrava presa da un romanzo e non uno di quelli felici: un castello con cento stanze quasi tutte sbarrate ai margini della brughiera – qualsiasi cosa fosse una brughiera …era proprio deprimente. Oltretutto con un signore storpio che ci si chiudeva dentro! Mary guardò fuori dal finestrino con le labbra serrate e le pareva naturale che la pioggia cominciasse a cadere grigia ed obliqua scivolando sui vetri. Se la bella moglie non fosse morta, avrebbe rallegrato un po' le cose, ricordandole un po' sua madre che andava e veniva da una festa all’altra con gli abiti pieni di merletti. Ma anche lei non c’era più. «Non aspettatevi di incontrarlo perché dieci a uno non accadrà. E non aspettatevi altre persone con cui chiacchierare: dovrete giocare da sola e badare a voi stessa. Vi sarà detto in quali stanze entrare e in quali no. Fuori ci sono molti giardini ma dentro casa non potrete andare in giro a curiosare: il signor Craven non lo sopporterebbe» «Non m’importa niente di andare a curiosare in giro» rispose acida la piccola Mary che, così come aveva iniziato a provar pena per il signor Archibald Craven, improvvisamente smise, pensando che un soggetto tanto sgradevole si fosse meritato tutte quelle disgrazie. Girò il volto verso i finestrini e guardò fuori: quel temporale sembrava non finire mai. Lo guardò talmente a lungo e con una tale insistenza che il grigiore della pioggia appesantì sempre più i suoi occhi e finalmente si addormentò.
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