Devo sbattere le palpebre una decina di volte prima di realizzare che non mi trovo a casa mia. Guardo il soffitto grigio della stanza e non riesco a ricondurlo a nessun luogo che conosco, e solo quando sono del tutto sveglia sento con chiarezza il peso di un braccio sulla mia pancia. «Merda» E mi ricordo tutto. Ogni dettaglio della sera precedente riaffiora nella mia testa in un secondo, costringendomi ad alzarmi sul busto per non svenire. «Stupida» Mi insulto, sussurrando, mentre con delicatezza sposto il braccio di Damiano dal mio corpo. Il moro dorme beatamente con la guancia destra schiacciata sul cuscino, e io avvampo dall'imbarazzo solo a guardarlo. Scendo silenziosamente dal letto e mi accorgo di avere indosso una sua maglietta bianca, e mi stupisco di quanto mi faccia batter

