Due

1023 Parole
La prossima volta che dichiaro che qualcuno mi sta simpatico a pelle, tiratemi una padellata in testa. Sono in questo squallido locale di Roma, che a detta di Clarissa è il più frequentato dai giovani, da meno di mezz'ora, e la mia compagna di stanza è già sparita. Ci siamo sedute ad un tavolo forse troppo lontano dal bancone, quindi dopo dieci minuti senza che nessuno venisse a prenderci le ordinazioni, la bionda si è decisa ad andare a chiamare qualcuno. Fin qui tutto bene, se non fosse che dopo un'eternità non è ancora tornata, e io sono stata abbandonata da sola in un locale in cui nessuno è da solo, a mordermi le unghie per l'imbarazzo cercando di non incrociare lo sguardo di nessun ragazzo. Agito nervosamente la gamba destra accavallata sulla sinistra, maledicendo me stessa per aver cambiato i miei piani di stare a casa. Se c'è una cosa che c'è bisogno che si sappia di me, è che odio i nuovi incontri. Odio le nuove amicizie, le nuove relazioni, perché tutto è un punto di domanda. Una ragazza ti sembra affidabile il secondo prima, e quello dopo se n'è andata chissà dove. Sbuffo per l'ennesima volta, suscitando la risata di qualcuno non troppo lontano da me. Volto lo sguardo, inviperita, notando un ragazzo con i capelli biondo cenere che ride nella mia direzione, seduto al tavolo con altri due ragazzi che chiacchierano tra di loro senza fare caso a me. «Cosa c'è da ridere?» Il mio tono risulta più scocciato del dovuto, ma sono piuttosto nervosa e non riesco a contenerlo. Il ragazzo dalle spalle ossute e le profonde occhiaie scrolla le spalle, senza perdere il sorriso nonostante la mia acidità. «Te hanno fatto 'ncazzà? Stai a move' quer piede e a sbuffa' da mezz'ora almeno» Passo le mani sul viso, sopprimendo la mia parte scorbutica con problemi di socialità, fingendo che parlare con una persona non mi crei disagio e noia. «Sono stata piantata in asso mi sa.» «Da un ragazzo?» «Da un'amica. Più o meno, una conoscente» «Bello schifo, sono Thomas comunque» Sto per ricambiare la presentazione del ragazzo di fronte a me, quando vedo arrivare nella mia direzione Clarissa, tutta felice e allegra come se niente fosse successo. Le rivolgo un'occhiata di fuoco senza neanche dirle una parola, e vedendo la scena Thomas ridacchia un'altra volta prima di voltarsi e riprendere la sua conversazione con i ragazzi al suo tavolo. «Giuro che posso spiegare!» Si difende la ragazza, notando il mio sguardo omicida, con un tono che però sembra molto più divertito che colpevole. «Non mi interessa, andiamo?» «Dai Eli! Scusa hai ragione, sono stata una stronza, ma devi assolutamente sentire cos'è successo!» Devo ammettere che la sua euforia mi incuriosisce un po', ma mi limito ad alzare gli occhi al cielo e farle cenno col capo di raccontarmi. «Credo di essermi innamorata» Mi comunica, sognante, sedendosi sulla sedia accanto alla mi con gli occhi a cuoricino. «In mezz'ora?» «Fammi parlare!» «Okay, scusa!» Sbuffo, poggiando la guancia sul mio palmo e aspettando che la ragazza parli solo nella speranza che poi finalmente ce ne andremo. «Sono andata a prendere i nostri drink, e un ragazzo bellissimo con uno stile pazzesco ha attaccato bottone. Abbiamo parlato un sacco e mi ha chiesto di uscire domani!» Emette un gridolino alla fine del suo racconto, eccitatissima, battendo le mani in modo infantile. Vorrei dirle che capisco il suo entusiasmo ma l'amore è l'ultimo dei miei pensieri e preoccupazioni da sempre, quindi mi limito a dirle che sono contenta per lei e le faccio qualche domanda di circostanza. Le chiedo di descrivermi questo ragazzo, più per dovere che per reale interesse, e i suoi occhi si illuminano come se fosse il suo promesso sposo. «Okay, è dietro di te, sta venendo a questo tavolo. Quando si siede guardalo senza farti vedere» Si raccomanda, fingendo di non vederlo per non doverlo salutare, e io noto che il tavolo a cui si sta riferendo è proprio quello a cui sono seduti Thomas e gli altri due. Lancio un'occhiata alla figura slanciata che si avvicina a passo lungo e sicuro al mio nuovo conoscente, notando solo l'eccentrico cappello nero che porta sul capo e la testa ben sollevata con fare egocentrico. Scorgo appena il suo viso mentre si guarda attorno alla ricerca di qualcosa, per poi tornare a rivolgere l'attenzione alla ragazza di fronte a me che mi guarda elettrizzata. «Allora? Come ti sembra?!» «Perfetto per te» Rispondo, facendo spallucce, quando ormai la bionda ha già smesso di rivolgermi l'attenzione e sta guardando il ragazzo in questione cercando di non dare nell'occhio. Sbuffo abbandonando la schiena sulla sedia, ripromettendomi di non fare mai più un'uscita da sola con lei. «Cosa fate domani?» Domando, solo per noia, preferendo sentire la sua parlantina senza senso piuttosto che sentirmi a disagio mentre lei non mi presta attenzione. «Chi lo sa! Non ho fatto in tempo a lasciargli il mio numero che era già volato via!» «Non ti sembra un po' strano che uno ti chieda di uscire ancora prima di sapere come sei fatta?» Non ho mai capito i primi appuntamenti. Per me non esiste che possa pensare ad una persona in quel senso senza prima averla conosciuta, l'interesse estetico non è abbastanza per motivarmi a passare magari anche un intero pomeriggio con una persona di cui non so niente. «Beh, come faccio a farmi conoscere se non uscendoci?» Domanda, ovvia, ed effettivamente non ha tutti i torti. O almeno, ha torto e avrei almeno un migliaio di soluzioni alternative da consigliarle per conoscere una persona, ma ovviamente evito di dirglielo perché non sono nessuno per smorzare il suo entusiasmo. Dalla mia postazione vedo con la coda dell'occhio Thomas che chiacchiera con il misterioso ragazzo, e non posso fare a meno di notare come quest'ultimo non si giri neanche una volta per dare un'occhiata alla bionda di fronte a me. Sbuffo, senza rispondere alla conseguente occhiata interrogativa di Clarissa. Non la conosco abbastanza bene per poterlo dire con certezza, ma sono piuttosto sicura che se la farà soffrire alla fine sarò io quella che la dovrà sopportare.
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