Sei

1049 Parole
«Prego» Damiano mi apre la portiera dell'auto subito dopo averlo fatto con Clarissa, e io gli mostro un sorriso fintissimo mimando un "grazie" con le labbra. Sia chiaro, non lo trovo un ragazzo antipatico o cattivo, ma vorrei per la centesima volta ribadire che ho dei grossi problemi negli approcci sociali. La bionda mi impedisce di averli praticamente, con lei è diverso perché è così espansiva e invadente che o la fai entrare subito dentro di te o sei condannato a una vita di fastidio e nervosismo. Lei fa per dargli la mano e lui la stringe, dopo aver esitato per un istante che la bionda non nota neanche ma di cui io mi accorgo immediatamente. Nel locale la musica è eccessivamente alta e c'è ancora più gente del previsto, questo rende più difficile avvicinarsi all'angolo bar e affogare il disagio nell'alcol. «Io devo raggiungere gli altri, tra poco è il nostro turno» Urla il moro, sopra alla musica. Sembra teso, forse è una delle prima volte che si esibisce. Sono contenta di sentirlo suonare, e in più sono proprio curiosa di vedere Thomas in vesti di rockstar. La mia amica si sporge verso di lui in cerca di un bacio che però non arriva, tant'è che lui si volta e se ne va dopo aver ricevuto uno sguardo d'incoraggiamento da noi due. Nell'attesa della loro esibizione io e Clarissa beviamo un paio di drink e balliamo in modo imbarazzante a lato della pista. Rettifico, io ballo in modo imbarazzante, lei è sempre perfetta e sensuale. Il presentatore della serata sta cominciando ad annunciare un nuovo gruppo, i Måneskin, e la mia amica mi tira una gomitata e comincia a saltellare euforica dicendo che è proprio questa la band del suo ragazzo, se così si può definire. Sono davvero curiosa di sentirli, e mi sarebbe davvero interessato ascoltare qualche loro canzone, ma in quel momento accade tutto ciò che non sarebbe mai dovuto accadere: sblocco il cellulare solo per guardare l'ora, e ritrovo tre messaggi da mia madre. Da: mamma Amore, ciao come stai? Devi promettermi che non ti arrabbierai ma...papà è venuto qui a Milano. Da: mamma Gli piacerebbe vederti sai, è passato tempo dall''ultima volta Da: mamma Torni a casa questo weekend? Le prime note della canzone cominciano a suonare ma io non le sento, le mie orecchie riescono solo a udire il battito del mio cuore che si fa più forte e le lacrime che lottano per riaffiorare. Comincio a sentire caldo e ho l'impressione che mi manchi il respiro, quindi dopo aver comunicato qualche frase sconnessa a Clarissa brancolo fino all'uscita, facendomi strada spingendo i corpi sudati che riempiono ogni centimetro di questo posto è di cui mi sto accorgendo solo ora. Quando raggiungo l'aria fresca mi piego poggiando le mani sulle ginocchia, cercando di fare respiri profondi e regolarizzare il cuore impazzito. Io non rivedrò mio padre. Dopo dieci anni in cui mi ha perso per sua scelta, non mi vedrà mai più neanche col binocolo. Come può mia madre essere così stupida da farlo entrare in casa sua? Dopo tutto quello che ci ha fatto, dopo essere scomparso per anni interi? Con le dita tremanti poggio la schiena al solito muro dietro di me, iniziando a comporre sul cellulare il numero di mia mamma sperando di farla ragionare e di convincerla a cacciare quello sconosciuto a calci in culo. «Amore!» «Mamma ma si può sapere cosa cazzo stai facendo?» La mia voce tentenna appena, ma credo che non guardandomi non si capisca lo stato di completa crisi in cui mi trovo. «Eli calmati e ascoltati! Sto solo cercando di riunire la nostra famiglia!» «Ma di che cazzo di famiglia parli?! Siamo io e te e basta, io non lo voglio un padre, adesso non mi serve più!» «Pensi così ma in realtà si ha sempre bisogno dei genitori!» «Sei tu. Tu sei il mio unico genitore, e forse è vero, avrò sempre bisogno di te. Ma finché quel verme non sarà fuori da casa mia io non ci metterò mai più piede.» Chiudo la telefonata senza neanche ascoltare la sua risposta, non volendo più sentire una parola delle sue stronzate. Questa si è bevuta il cervello. Appoggio la nuca al muro passandomi le mani tra i capelli, provata, mordendomi le labbra per non dar spazio alla mia emotività di uscire. «Non ci hai ascoltati, alla fine» Volgo lo sguardo verso la persona che ha parlato, non riconoscendo la voce, e scopro essere proprio Damiano. Clarissa sarà dentro da sola? Sento gli occhi ancora lucidi e faccio un respiro profondo, guardando verso l'alto per mandare indietro le lacrime mentre il moro ignaro di tutto si accende una sigaretta con una mossa veloce. «Già. Scusa ho avuto..un problema» Rispondo, con un tremolio nella voce che tradisce il mio stato d'animo. Il ragazzo mi osserva incuriosito mentre fa un tiro della sua sigaretta, in piedi di fronte a me. «Stai bene?» «Mhmh» Annuisco con talmente poca convinzione che non ci crederei neanche io, infatti il mio tentativo patetico suscita una risata accennata in Damiano. «Se vede proprio» Ridacchio anch'io pressandomi gli occhi con le dita per cacciare fisicamente ogni lacrima, promettendomi che non le farò uscire per un uomo che non merita un posto nella mia vita. «Comunque prometto che la prossima volta vi sento davvero.» «Semo bravi, ne vale la pena fidate» Sarà che la mia sensibilità è k.o. Per ciò che è appena successo, ma stranamente non mi santo a disagio nel parlare con lui. «Spero che non te sia successo niente de grave, ragazzì» «No Damiano, va tutto bene davvero. Ti ringrazio.» Lui annuisce appena, e io decido che è arrivato il momento di andarsene, è stata una piacevole chiacchierata ma nella mia testa martella l'immagine sfocata del viso di mio padre che neanche ricordo bene. «Dov'è Clarissa?» «Boh, dentro» «Boh dentro? Lei è venuta qui per te e tu manco sai dove sia finita?» Le parole mi escono spontanee, prendendomi una confidenza che non ho realmente con questo ragazzo, piuttosto infastidita per il trattamento riservato alla bionda. Non sapevo di essere protettiva nei suoi confronti. «Ora la raggiungo, calmate saetta!» Fortunatamente la prende sul ridere, e dopo avermi rivolto un saluto militare portandosi due dita alla testa, rientra senza più dire niente.
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