Capitolo 2

1802 Parole
Aumento un po' la velocità, stavo guidando talmente piano che quasi mi sorpassava la gente a piedi. Parcheggio l'auto di fronte casa ed entro, Piero è ancora chiuso nel suo studio, immerso nella sua arte. Vado in cucina mi verso un bicchiere di vino, ne ho proprio bisogno. Quell'uomo mi ha scombussolato, mando giù il primo sorso. " Che fai bevi da solo?" ero talmente assorto che la voce di Piero mi fa sussultare. " Non volevo disturbarti" riempio un bicchiere anche per lui non appena mi riprendo fallo spavento e glielo porgo. " Grazie. Come è andata l'intervista" oddio no ora mi farà il terzo grado. " Bene" prendo un altro sorso, ho bisogno di bere per affrontare questo discorso. " Allora, questo Sebastiano è davvero affascinante come dicono?" A Piero non potrei mai mentire, mi conosce troppo bene, se me accorgerebbe subito quindi decido di raccontargli tutto. " Cazzo Piè non puoi capire. Quell'uomo è sesso che cammina. È bello, ha fascino, è carismatico, sicuro di se" prendo ancora un altro sorso. "Vedo che non ti ha colpito per niente" sogghigna, dandomi una pacca sulla spalla. " Piero fa paura. È di un'arroganza senza eguali, è spocchioso e fottutamente eccitante" mi passo le mani sul viso. " Insomma uno stronzo " chiosa il mio migliore amico prima di tornare di nuovo nel suo studio, alza il bicchiere a mimare un brindisi, chiude la porta e mi lascia solo. Accendo il portatile di Piero, recupero il registratore dalla mia borsa e lavoro un po' all'articolo. Mi immergo nelle parole e perdo la cognizione del tempo. " Ma tu sei ancora qui?" tolgo gli occhiali che uso quando scrivo al computer e mi stropiccio gli occhi. " Perché che ore sono?" " Le 14.40" " Cazzo tra venti minuti comincia il mio turno in ferramenta" corro nella mia camera, metto gli abiti da lavoro e esco. " Ci vediamo stasera" la voce di Piero mi giunge oltre la porta. Il lavoro alla ferramenta De Rosa mi ha permesso di pagarmi le tasse universitarie negli ultimi 4 anni. Mi dispiacerà lasciare questo posto, una volta laureato, i Signori De Rosa sono stati come una seconda famiglia per me. Appena arrivo Betty, la Signora De Rosa, mi manda in magazzino e mi occupo di rifornire gli scaffali, dopo 4 anni ho imparato a memoria ogni articolo e dove è collocato. Ormai è un lavoro meccanico che faccio senza nessuna difficoltà. Il turno di lavoro passa abbastanza in fretta, il negozio è affollato, siamo ad inizio stagione estiva e le persone si divertono con il bricolage, quindi gli scaffali vanno riforniti più spesso. Questo mi permette di affrontare il resto della giornata senza pensare a Mirko Sebastiano. Quando torno a casa trovo Piero al tavolo a lavorare a dei disegni per una campagna pubblicitaria. Mi posiziono di fronte a lui, accendo il portatile e nel frattempo preparo due panini, Piero è talmente assorto nel suo lavoro che, sono sicuro, avrà addirittura dimenticato di cenare. Alza la testa dai fogli di fronte a lui solo quando gli porgo il panino e una bottiglia di birra ghiacciata. " Allora hai abbastanza materiale per scrivere il tuo articolo?" si informa. " Avrei potuto ottenere qualche informazione in più ma mi farò bastare ciò che ho" do un morso al panino e prendo un sorso di birra. " È davvero affascinante come dici quell'uomo?" mando giù il boccone. " Anche di più" Piero sgrana gli occhi alla mia affermazione, la sua espressione è di incredulità. Non trovavo affascinante qualcuno dai tempi del mio ex, Francesco, anche se Piero continua a ripetermi che Francesco ha il fascino di una mummia. Rido al ricordo di quelle parole, ad oggi, al cospetto di Mirko Sebastiano mi rendo conto che il mio migliore amico ha assolutamente ragione. " Perché ridi?" " No niente" chiudiamo la nostra conversazione così, senza aggiungere altro. Mando giù l'ultimo sorso di birra, mentre continuo a battere velocemente sui tasti le parole, per parlare di quell'uomo, escono dalla mia mente e si trasferiscono sullo schermo in modo fluido, molto naturale. Il tempo passa e io non mi rendo nemmeno conto che a quel tavolo ci sono rimasto solo io, Piero è andato a dormire chissà da quanto tempo. Poggio gli occhiali di fianco al computer e lo spengo, l'articolo sta prendendo forma, ci lavorerò domani, mi dispiace solo non avere un posato da aggiungere, le foto presenti in rete non rendono giustizia. Oggi ho l'ennesimo turno da De Rosa, Betty non c'è, oggi ad aiutarmi ci sarà solo Enrico. " Carlo oggi te tocca la cassa, io c'ho da fa l'inventario" mi comunica il proprietario non appena varco l'ingresso. Mi annoio sempre a stare lì seduto, alla cassa c'è poco da fare, ne approfitto per continuare una lettura che ho cominciato qualche giorno fa. Mentre mi immergo nelle parole come mio solito, non mi rendo conto che è entrato un cliente finché non si schiarisce la voce. Alzo gli occhi dal libro e quasi mi viene un infarto, ho di fronte a me Mirko Sebastiano in persona ed è, se possibile, ancora più bello di quanto ricordassi. " Signor Silvestri che piacere" che cavolo ci fa lui in una ferramenta e in più in tenuta casual, jeans neri attillati, maglietta bianca, giacca di pelle, capelli sparati in tutte le direzioni. Cristo santo sto per avere un orgasmo senza nemmeno essere stato sfiorato. " Buonasera dottor Sebastiano, mi chiami Carlo la prego, come mai da queste parti?" cerco di darmi un contegno, non so se ci sono riuscito. Quest'uomo mi scombussola. " Devo fare degli acquisti" mi risponde con fare ovvio, che domanda idiota Carlo. Cosa vuoi che ci faccia lui in una ferramenta. " Ha la passione per il bricolage?" si avvicina al mio orecchio e sussurra " Le mie passioni hanno ben poco a che fare con il bricolage" lo dice con tono suadente e malizioso atto ad intendere sicuramente altro. Sto sudando freddo, la vicinanza a quest'uomo mi destabilizza completamente, rendendomi debole. " C-come posso esserle utile?" cerco di fare quello che so fare meglio e cioè il mio lavoro. " Avrei bisogno di fascette stringi cavo, quelle per elettricisti" mi alzo dalla mia postazione e mi dirigo nella corsia 3 facendogli cenno di seguirmi. " Misura?" mi guarda perplesso. " La misura delle fascette stringi cavo” specifico "ne abbiamo di diverse lunghezze vuole che gliele mostri?" " Si grazie" scorre le dita sulle diverse confezioni e non so perché mi mette in soggezione quel suo gesto. Come se stesse sfiorando la mia pelle e non la plastica della confezione che avvolge le fascette, devo distogliere lo sguardo per non fargli scorgere il mio turbamento. "Queste andranno bene" che cavolo ci dovrà fare con delle fascette ancora non l'ho capito. " Occorre altro?" " Si avrei bisogno di nastro adesivo di carta" " È nella corsia 8, mi segua" ci incamminiamo tra i vari corridoi, chissà a cosa gli occorre questo materiale. " Deve imbiancare?" chiedo curioso. " No, niente del genere. È da molto che lavora qui?" cambia discorso. " Quattro anni" mi fermo e raccolgo il nastro di carta mostrandogli le due misure, sceglie quello più largo. " E ora?" chiedo mentre da lontano mi giunge la voce di Luca, il figlio di Enrico. " Mi scusi un attimo dottor Sebastiano, torno subito" mi allontano un attimo per raggiungere Luca. In quattro anni che lavoro qui l'ho visto solo in poche occasioni, studia fuori Roma, ma ogni volta che torna ci facciamo sempre una chiacchierata, in fondo siamo entrambi studenti fuori sede e ci capita di parlare di ciò. Deve essere rientrato per il compleanno del padre, che cadrà tra pochi giorni. " Ciao Carlo, come stai?" " Bene grazie. Sei tornato per il compleanno di tuo padre?" annuisce, vorrebbe chiacchierare ma non posso. " Scusa Luca sono con un cliente" e indico con la testa in direzione del dottor Sebastiano che è lì che mi fissa con sguardo glaciale. Mi appresto a tornare da lui, Luca mi segue " Dottor Sebastiano lui è Luca De Rosa, suo padre è il proprietario del negozio" glielo presento " Luca lui è il Dottor Mirko Sebastiano" si stringono la mano, ma l'atteggiamento di Mirko è freddo e distaccato, quasi provasse fastidio per la sua presenza. " Mirko Sebastiano della Sebastiano Corporation?" chiede incredulo rendendosi conto di chi ha di fronte. " In carne ed ossa" Luca lo guarda con uno strano luccichio negli occhi. " Posso fare qualcosa per lei dottor Sebastiano?" " No grazie, ha già pensato a tutto Carlo” Luca ci saluta e si allontana verso il magazzino. " Allora dicevamo?" " Mi servirebbe della corda" " Corsia 5 prego mi segua" ci incamminiamo in silenzio, sento i suoi occhi su di me, ho il corpo che mi sta andando in fiamme, non riesco più a controllare le mie reazioni. " Che tipo di corda le occorre, abbiamo quella sintetica, in fibre naturali, fil di ferro" prima che possa continuare mi blocca alzando una mano per fermare le mie parole. " 5 metri di quella in fibre naturali andrà benissimo" misuro la lunghezza, prendo il taglierino dalla tasca posteriore dei jeans, la taglio e la arrotolo. Faccio un nodo per bloccare l'estremità e gliela porgo, nel prenderla le nostre dita si sfiorano, e sento la stessa scossa che ho avvertito nel suo ufficio, il mio corpo trema e lui ancora una volta si compiace. Chiedo se occorre altro e lui mi dice di no, mentre torniamo alla cassa mi chiede " Come sta venendo l'articolo?" " Non devo essere io a giudicare, ma sembra un buon lavoro, mi dispiace solo di non avere una foto adatta" mi sorride malizioso. " Che tipo di foto le occorrerebbe Carlo?" fa scivolare il mio nome sulle due labbra carnose in modo sensuale. " Una foto posata" " Domani sono all'hotel Parker per una colazione di lavoro, se vuole e ha un fotografo disponibile, potrebbe raggiungermi e fare qualche scatto" non mi aspettavo questa sua disponibilità. Avevo parlato della foto senza riflettere e senza nascondere alcuna richiesta dietro la mia affermazione, non vorrei di certo si sentisse obbligato. Batto alla cassa i suoi acquisti e mi paga con la carta di credito, prima di andare via, mi passa un biglietto. " Qui ci sono i miei numeri personali, mi faccia sapere per domani ok?" annuisco imbarazzato. Fa per andare via ma si volta ancora una volta, si morde il labbro " spero di rivederla domani" e se ne va lasciandomi li come un ammasso informe, contorto di desiderio. Piero domani deve farmi da fotografo o non gli rivolgerò mai più la parola, io devo rivederlo, quest'uomo sarà la mia rovina, la mia croce e la mia delizia.
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