Capitolo 27Arvenia piangeva fra le braccia di Robert. “Ma come è potuto succedere?”. “Ancora di preciso non si sa. Pare sia scomparsa dalla sua stanza d’albergo...”. Piegata in due, la donna stentava a parlare, aveva la gola serrata. Con un filo di voce aggiunse: “Non posso credere che una bambina, la mia bambina...”. Non finì la frase; guardò l’uomo con gli occhi sbarrati: “A meno che... Sarebbe assurdo, pazzesco!”. Robert intuì. “Hanno fatto richieste di riscatto?”. “No, a quanto ci risulta. Perlomeno, al momento...”. A quel punto, Arvenia comprese: il rapimento di sua figlia non era opera di malavita comune; l’azione banditesca aveva piuttosto da fare con il suo impiego al Pentagono. “L’ultima volta che l’ho sentita, si trovava a Firenze...”. “Ed è proprio là che è avvenuto.

