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786 Parole
3Torino, via Cipolla Quando il commissario della sezione Omicidi, Federico, arriva sul posto, la Polizia Municipale ha già sistemato delle transenne per contenere uno sparuto gruppo di curiosi. Il magistrato, dottor Passante, pipa fumante in bocca, discute con il medico legale sulle ipotesi più recondite, mentre la Scientifica, coadiuvata da un paio di esperti in archeologia forense, si dà da fare nell’estrarre con una certa armonia e ordine, reperti ossei dalla scena del delitto. «La vera novità di oggi, in effetti, sono proprio loro» dice il dottor Pastore, medico legale. «Antropologi e archeologi forensi, discipline complementari e integrative ormai inserite a pieno titolo nell’ambito delle indagini legali, hanno il compito di individuare e delimitare la reale scena del crimine, rinvenendo prove di reato nell’esumazione dei resti delle vittime.» Il dottor Passante lo guarda limitandosi a muovere il capo. «Com’è la situazione?» li interrompe Federico che sopraggiunge alle loro spalle. «Statica, per ora» reagisce il magistrato. «Restiamo in attesa che qualcosa accada.» Federico sposta lo sguardo osservando i lavori. Uno dei giovani in tuta bianca sta effettuando una sorta di carotaggio del terreno proprio a ridosso del ritrovamento. L’ispettore La Porta, al suo fianco, si mostra a dir poco curioso di queste nuove tecniche di investigazione. «Questi qua mi fanno sentire vecchio, te lo devo proprio dire» esclama grattandosi il capo. Federico non replica ma ascolta il magistrato che si rivolge a La Porta. «Lei ha ragione da vendere, esimio ispettore. Per fortuna però, aggiungerei. Vede, la nuova pratica antropologica forense, si concentra sullo studio dell’individuo al fine di restituirne un’identità certa, sia sotto l’aspetto biologico, ovvero la statura, il sesso, l’età al momento della morte, e sia per gli eventi occorsi in vita, quali fratture, inserti ossei, placche, impianti in metallo, titanio, oro, che sia. Così come le possibili cause del decesso.» La Porta muove solamente il capo mentre continua ad ascoltare. «Si ricorderà lo scalpore di quando i primi biologi fecero il loro ingresso in polizia. Sembrava una vera e propria rivoluzione…» aggiunge il magistrato. «Vero, ha ragione dottor Passante. Il tempo trascorre velocemente e ci si deve adeguare. Questa vicenda mi ricorda però un vecchio caso di oltre trent’anni fa, di quando ero ancora un giovane poliziotto. Pensi che nella circostanza, nei campi di La Loggia, avevamo scavato un po’ tutti quanti, con pale, picconi, e poi avevamo raccolto le povere ossa di una malcapitata prostituta in una cassetta di legno della frutta che ci avevano gentilmente prestato. Senza guanti, protezioni, nulla. Altro che inquinamento della scena del crimine. A questo mi riferivo poco fa.» «Lei si immagini che tutto passerà presto al vaglio dei tecnici di laboratorio, alle varie analisi, alla datazione al radiocarbonio, e persino gli strati di terra verranno datati per addivenire con il minimo scarto possibile alla data di esumazione. Per fortuna, ripeto. Tutte queste operazioni, oggi, ci semplificano di gran lunga la vita.» «E, se mi permette, abbassano anche di molto la soglia di errore.» Il dialogo viene interrotto da un collega della Scientifica che arriva con delle ossa in mano. «Dottor Passante, guardi…» Il magistrato si avvicina senza però replicare, se non con uno sguardo interrogativo dipinto sul volto. «Beh, semplice aritmetica, dottore. Se i femori recuperati risultano per ora tre, qui di cadaveri ne abbiamo almeno due.» «Santo Dio…» replica lui inarcando le sopracciglia. Federico si avvicina alla buca inginocchiandosi. Riflette sulla zona. Gli hanno appena riferito che questa era un’area cani, pertanto con movimenti anche saltuari, giorno e notte forse, chissà. E poi i colleghi della Scientifica parlano di cadaveri datati. Pertanto bisognerà tornare indietro nel tempo. E per fare questo, la datazione assume un valore determinante. Due cadaveri seppelliti a circa un metro di profondità in una zona periferica della città. In fondo nulla di strabiliante, si potrebbe dire, anzi. Si volta verso La Porta con una smorfia. I pensieri che volano veloci nella sua mente. Poi di nuovo vicino al magistrato. «Allargherei la zona da delimitare, a questo punto. Dobbiamo scavare in tutta l’area, scoprire il più possibile. Potrebbero esserci altri cadaveri. Nulla si può escludere.» Il dottor Passante è dubbioso ma siccome l’area non è poi così grande, pensa si possa fare. Saranno necessari più mezzi e più personale, però. «Fatevi prestare una fotoelettrica dall’esercito, per la notte. Nessuno deve inquinare quest’area. E facciamoci mandare altri colleghi cortesemente» ordina a un suo collaboratore. «Sono curioso di sapere quanto dovremmo correre a ritroso nel tempo» aggiunge poi espirando una nuvola di fumo. «Comunque vada, sarà un rompicapo per tutti quanti» risponde Federico. «Quando ci si rivolge al passato possono intervenire un sacco di variabili indipendenti. Intanto sentiamo cosa sapranno raccontarci quelle ossa…» replica lui allontanandosi verso l’auto. «Facciamole parlare, cantare se necessario» aggiunge.
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