10. Mi alzai, incerta sulle gambe. Avevo camminato tutto il giorno su quei cavolo di tacchi, senza mai fermarmi. Adesso quasi non riuscivo a stare in piedi. Sabrage mi porse il braccio, in silenzio, e io mi sorressi a lui per arrivare fino alla vettura. Ero stanca, sporca, affamata, con il cervello tutto incasinato... Guardai le strade buie del Distretto scorrere fuori dal finestrino. Il Distretto silenzioso e immobile, anche se poi... l’immobilità era una menzogna rassicurante, tutto qua. La vettura si fermò davanti al portone di Sabrage. Scendemmo. Di nuovo, fui costretta ad appoggiarmi al suo braccio, per arrivare fino alla colonna ascendente. Una volta nel suo pianerottolo, mi sfilai quei dannati stivali. Sabrage aspettò che l’avessi fatto, prima di prendermi in braccio. Non disse
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