Rune mi tiene a sé. I suoi pantaloni fradici mostrano i forti muscoli che mi stringono da tutte e due le parti come braccia. Un’ondata di energia fa smettere di tremare le mie gambe e io tolgo le unghie che sono affondate fin troppo nei polpacci dell’Elfo. Doveva far male e lui non ha protestato affatto. Sposta un braccio verso il mio petto e un’altra ondata di energia mi attraversa. La magia mi fa rovesciare gli occhi all’indietro. Il primo flusso è servito a rimuovere il dolore che stavo sentendo, il secondo a provocare qualcosa di molto simile al piacere. Quando apro gli occhi e vedo la spugna nella sua mano davanti a me, batto le palpebre, confusa. «Sono ancora un uomo, Valchiria. Se comincio a lavarti davanti potrei non essere più la Svizzera.» Sento la sua testa appoggiarsi a qu

