XXVronskij alloggiava in un’izba finnica, spaziosa e pulita, divisa in due da un tramezzo. Petrickij viveva con lui. Petrickij dormiva quando Vronskij e Jašvin entrarono nell’izba. – Alzati, su, finiscila di dormire – disse Jašvin, entrando di là dal tramezzo e dando un colpo sulla spalla di quell’arruffone di Petrickij che s’era ficcato col naso nel guanciale. Petrickij saltò su a un tratto e si voltò a guardare. – È stato qui tuo fratello – disse a Vronskij. – Mi ha svegliato, che il diavolo se lo pigli; ha detto che verrà ancora. – E si gettò nuovamente sul guanciale, tirando su la coperta. – Ma smettila, Jašvin! – disse, arrabbiandosi con Jašvin che gli tirava via la coperta. – Basta! – Si girò e aprì gli occhi. – Di’ piuttosto, cosa c’è da bere; ho una tale porcheria in bocca, che.

