Le pareti dell'ufficio erano sporche. C'erano, appesi a dei chiodi, cappelli sporchi e pipe. Il tavolone d'abete dietro il quale si trinceravano i funzionari era tutto macchiato di inchiostro e di vino, e due o tre grossi registri, rilegati in pelle verde, erano coperti di macchie di tutti i colori, e il taglio era annerito dalle ditate. Su una pila di registri c'erano tre splendide corone di alloro, usate due giorni prima per una delle feste dell'Imperatore. Fabrizio fu colpito da tutti quei particolari, si sentì stringere il cuore. Stava pagandoli, il lusso e l'eleganza del suo bell'appartamento di palazzo Sanseverina. Aveva dovuto entrare in quell'ufficio sporco, e da inferiore, e stava per subire un interrogatorio. Il funzionario tese una mano giallognola, prese il passaporto. Era un

