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2015 Parole
4 I capelli di Mallory erano bagnati dopo la doccia di cinque minuti che aveva fatto di corsa, e le orecchie le bruciavano per il freddo, mentre s’affrettava nel gelo del mattino ed entrava nell’edificio. Il giorno prima aveva lavorato da casa, rannicchiata davanti al camino. Normale routine per una festività federale. Prese le scale per raggiungere il proprio piano, sentendo nel suo passo una carica di energia che recentemente le era venuta a mancare. Quella mattina, non solo era riuscita a dormire in maniera decente e a correre per quattro chilometri, ma era anche certa che ci fosse un vigilante, là fuori, che prendeva di mira i criminali violenti. Forse era una cosa buona, ma per lo più, Mallory credeva nel sistema giudiziario. Doveva farlo. Entrò spingendo la porta e vide un gruppo di persone che stazionavano fuori dall’ufficio del capo. Ricevette sguardi preoccupati, che subito dopo si allontanarono da lei. Aggrottò la fronte. Aveva pensato che tutta la faccenda del Post fosse ormai superata, nonostante una nuova versione dell’articolo fosse stata rielaborata e avesse raggiunto l’edizione stampata. Alzò gli occhi al cielo e s’incamminò verso la sua scrivania, appoggiò le borse e fece per dirigersi verso la scrivania di Lucas, ma lui non era ancora arrivato. Sarebbe stato l’agente di riferimento per quell’indagine, e se la teoria di Mal era corretta, poteva trattarsi di una cosa grossa. «Agente Speciale Rooney.» La voce dell’Agente Speciale Supervisore Danbridge rombò come un tuono dalla sua porta. «Nel mio ufficio.» Mallory credeva si fossero lasciate in buoni rapporti lunedì sera. Cos’era successo per mettere fine alla tregua? Si chiuse la porta alle spalle. «Signora?» «Sai che avevo fatto domanda per quel posto nell’Unità di Analisi Comportamentale a Quantico?» «Ha ottenuto il lavoro?» Mallory sorrise, fuochi d’artificio e immagini di ragazze che facevano la ruota si affollarono nella sua mente, mentre la sua vocina interna cantava Alleluia! «Congratulazioni!» Gli occhi blu della Danbridge lampeggiarono in due fessure di rabbia. Mallory fece un passo indietro. «No, non ho ottenuto il lavoro.» L’Agente Speciale Supervisore le spinse un foglio di carta in mano. «L’hai avuto tu.» Mallory rimase a bocca aperta. «Cosa?» Prese il foglio e lo esaminò. La stavano trasferendo a Quantico? Cercò di ridare la lettera alla Danbridge, ma questa si rifiutò di prenderla. «Non può essere. Deve trattarsi di un errore.» Il capo afferrò il bordo della scrivania, come per trattenersi fisicamente. La sua voce aveva oltrepassato le mura dell’ufficio e Mallory poteva sentire l’interesse dei suoi colleghi attraverso le pareti come frecce sulla sua carne. «Un errore l’hanno fatto di sicuro. Non è possibile che tu sia la persona più qualificata ad aver presentato domanda. Non sei nient’altro che una che si è ritirata da Harvard…» «No» la corresse Mallory. «Non ho abbandonato gli studi, signora.» Non aveva fatto nulla di sbagliato e poteva sistemare la situazione. «Ho ottenuto la laurea in legge prima di entrare nel Bureau.» «Beh,» la Danbridge praticamente sibilò, «sappiamo entrambe che non è la tua laurea in legge ad averti fatto ottenere una posizione nell’Unità di Analisi Comportamentale.» «Deve esserci un errore. Non ho neanche…» «Non c’è nessun errore! Li ho chiamati per avere conferma. L’hai avuto tu. Tu hai ottenuto il lavoro migliore in tutto l’FBI, cazzo.» La Danbridge si avvicinò, i muscoli della mascella che lavoravano freneticamente. «L’hai avuto perché tua madre è senatrice al Capitol Hill…» «Mia madre non ha alcuna voce in capitolo nel Bureau» ribatté Mallory a denti stretti. Doveva esserci stato un errore amministrativo. «Non dovrebbe averne, questo è poco ma sicuro.» Le labbra della Danbridge si incurvarono e il rossetto rosso sangue ne accentuò la smorfia. «Non ti aspettare che tua madre ti salvi il culo quando avrai bisogno di copertura.» Profonde increspature comparvero alle estremità dei suoi occhi. La sua voce era bassa e cattiva. «Ho molti amici a Quantico.» Cos’era, una minaccia? Mallory girò i tacchi e tornò lentamente alla sua scrivania. Chiamò Quantico e non ottenne altro che un laconico resoconto su quei nuovi ordini e un rifiuto assoluto di farla parlare con qualcuno di grado superiore. Il trasferimento aveva effetto immediato. Inviò un SMS a Lucas, dicendogli che doveva parlargli al più presto, ma lui non rispose. Un senso di fallimento la avvolse come un velo freddo e bagnato. Scrivere l’ultimo dei suoi rapporti e liberare la scrivania dalle sue cose le occupò quasi tutta la giornata. Due scatoloni e tre borse di plastica piene di effetti personali erano tutto ciò che le rimaneva del tempo trascorso a Charlotte. Con l’aggiunta di alcuni membri di g**g di strada ora al sicuro dietro le sbarre, e un serial killer morto, ricordò a se stessa. Pensò a Janelle Ebert mentre trasportava le sue cose fuori dalla porta principale e oltre gli alberi aggrediti dal gelo. Forse un giorno Mallory avrebbe guardato indietro al tempo trascorso qui e avrebbe saputo di aver fatto la differenza. Lasciò cadere gli scatoloni nel portabagagli e chiuse lo sportello. In quel momento, si sentiva come una marionetta appesa ai fili. L’FBI sceglieva la musica, lei si limitava a danzare. * * * Alex imprecò nel passare davanti alla piccola casa a due piani di Mallory Rooney, situata nei sobborghi di Clanton Park. Di solito la donna non tornava dal lavoro prima di tarda sera, eppure eccola lì, carica di scatoloni, che attraversava trafelata la porta d’ingresso. Quel cambiamento nella sua routine aveva rovinato i piani di Alex. Ora doveva farsi venire un’altra idea. Parcheggiò un paio di isolati più avanti e si avvicinò alla casa attraverso il bosco che delimitava la proprietà. Salì su una quercia nodosa, e ringraziò di aver indossato i guanti. I muscoli gli bruciavano per lo sforzo, poi riuscì a issare una gamba su un ramo a circa quattro metri e mezzo di altezza e a mettervisi a cavalcioni, guadagnando così la visuale sul cortile ombreggiato oltre la staccionata. C’era un piccolo capanno e un rettangolo d’erba tagliata di fresco. La casa dei vicini a sud era buia; quelli a nord sembrava stessero guardando la TV: le immagini lampeggiavano attraverso le tende come flash di una macchina fotografica. Una luce proveniente dalla cucina di Mallory filtrò all’esterno. Poi comparì lei, mentre abbassava la tapparella della cucina. Aveva i lineamenti tirati e stanchi. Alex si chiese come fosse stata la sua giornata e quale tipo di donna sceglieva di combattere il crimine quando poteva permettersi di vivere nel lusso. Il vento frusciò attraverso i rami intorno a lui, facendo cigolare l’albero in una gentile protesta per il suo peso. Doveva andarsene. L’idea di intrufolarsi in casa sua mentre dormiva non lo allettava affatto. Non voleva spaventarla a morte, nel caso si fosse svegliata, e se per qualunque ragione lo avesse visto in faccia, avrebbe potuto identificarlo. E allora sì che sarebbe stato fottuto. Mallory Rooney rappresentava una complicazione di cui non aveva bisogno. Dopo la sua conversazione con Jane Sanders, si era fatto scrupolo di scoprire qualunque cosa ci fosse da sapere sull’agente speciale e l’attrazione iniziale che aveva provato era aumentata di una tacca. Gli piacevano le donne intelligenti. Una luce si accese al piano superiore. Stava per saltare a terra e andarsene, quando un’ombra si staccò dal capannone nel giardino. Alex si paralizzò mentre l’ombra prese un piede di porco e lo inserì nella serratura della porta sul retro, forzandola. Il debole scricchiolio era appena udibile dal punto in cui lui era appostato. Esitò, mentre la figura entrava in casa. Merda. Rimase dov’era. Entrare sarebbe stato un enorme rischio. Si trovava in un castello di carte che poteva collassare con un’unica mossa sbagliata. I suoi occhi scrutarono la finestra del piano di sopra. Mallory aveva sentito l’uomo intrufolarsi in casa sua? Aveva un’arma a portata di mano? Era pronta ad affrontare il bastardo? Probabile. Ma se non lo fosse stata? Se si fosse liberata dell’arma e si fosse messa ad ascoltare musica o a guardare la TV? E se il tizio l’avesse colta di sorpresa aggredendola? Allora cosa sarebbe successo? Saltò giù dall’albero e si abbassò il passamontagna sul viso. Scavalcò il recinto e attraversò di fretta il giardino, prima di insinuarsi nell’abitazione senza far rumore. La prima cosa che notò fu il suono dell’acqua che scorreva nei tubi. O Mallory stava riempiendo la vasca per fare il bagno, oppure era sotto la doccia. Vulnerabile. Ignara. Alex mise all’opera tutti i suoi sensi per localizzare l’intruso. Chiunque fosse, sapeva che c’era una donna in casa ed era entrato comunque. I peli del collo gli si rizzarono sotto la lana del berretto. La scala cigolò. Alex gli concesse qualche secondo prima di seguire il rumore. Estrasse un coltello dallo stivale e scivolò nel salotto. Aveva lasciato la pistola M1911 che portava abitualmente con sé nella fondina. Sarebbe stata troppo rumorosa e troppo letale per risolvere quel problema. Non voleva essere trovato lì, soprattutto armato. Non voleva uccidere nessuno senza l’autorizzazione del Progetto Portale. Ma non poteva semplicemente abbandonare una donna che sapeva essere in pericolo. Avanzando rapido attraverso la casa e su per le scale, si accostò con grande cautela alla soglia della camera padronale e sbirciò all’interno. E come previsto, l’uomo – alto, snello e vestito di nero dalla testa ai piedi come Alex – era dritto fuori dalla porta del bagno. Nessun segno evidente di armi, anche se s’intuiva che ci fosse qualcosa nelle tasche rigonfie della sua giacca nera e Alex aveva qualche dubbio che si trattasse dei biscotti degli scout. Nessun segno di Mallory, quindi presumibilmente si trovava dall’altra parte della porta. Era una buona cosa. L’unico punto positivo di quel dannato fiasco totale. Ora Alex doveva tirar fuori lo stronzo da lì senza che Mallory si accorgesse di aver avuto in casa ospiti non invitati. L’intruso poggiò la mano sulla maniglia della porta. Fu allora che Alex notò i guanti chirurgici. Sentì l’odio montargli nelle viscere per il fatto che l’uomo avesse intenzione di far del male a una donna e perché con ogni probabilità l’aveva già fatto prima. Questo tizio era il genere di criminale che il Progetto Portale stava cercando di eliminare, ma non spettava ad Alex scegliere gli obiettivi. Lui si limitava a eseguire gli ordini. Muovendosi rapidamente, Alex puntò il coltello alla gola dell’aspirante aggressore prima che questi potesse aprire la porta. Gli occhi dietro il passamontagna si spalancarono, poi luccicarono. Alex usò la mano sinistra per far cenno all’uomo di dirigersi al piano di sotto. Tutto sarebbe andato alla perfezione, se il tizio non avesse deciso di tentare la fuga. Lanciò il gomito in alto, verso la faccia di Alex, ma questi lo schivò. Nemmeno lui intendeva lasciare tracce di DNA. Il tizio aveva un piccolo vantaggio e lo usò per cercare di girarsi su se stesso e imprigionare Alex in una stretta da orso. Lui si divincolò da quella presa e, quasi danzando sui talloni, si spostò fuori dalla portata dell’uomo, facendo roteare il bordo affilato della sua lama in un arco davanti a sé. Si trovarono uno di fronte all’altro in un’impasse. Si udì il click della porta. Ed eccola lì Mallory, avvolta in un asciugamano blu e in posizione di tiro con una Glock 21 stretta fra due mani. Se lo avesse visto in faccia, la sua vita sarebbe finita. Alex intascò il coltello. Prima che lei potesse reagire, le afferrò il polso facendole perdere la presa sulla pistola. Un colpo si conficcò nel muro, il rinculo colpì le loro mani ancora unite, poi lui riuscì a sfilarle l’arma e la spinse lontano. Con la coda dell’occhio, Alex vide l’altro stronzo darsela a gambe. Cinque secondi dopo, la porta d’ingresso si aprì con violenza e l’uomo sparì. Maledizione. La serata non era proprio andata secondo i piani. Se l’avessero catturato lì, sarebbe stato etichettato come un ladro, un guardone, magari anche uno stupratore. La reputazione della sua impresa sarebbe stata danneggiata, i suoi amici si sarebbero sentiti traditi. Era il motivo per cui insisteva sempre nel vedere le prove dei crimini di un potenziale obiettivo, prima di farlo fuori. Le prove circostanziali non erano sufficienti. Gli occhi di Mallory erano due enormi pozzi ambrati. Vi era paura al loro interno, ma anche rabbia e, francamente, non poteva biasimarla. Alex indietreggiò verso la finestra e la spalancò, staccò la zanzariera con una mano sola e la lanciò sul letto. «Che cosa credi di fare?» La sua voce era roca. Alex non osò parlare. Le voci scavavano a fondo nell’inconscio delle persone e non poteva rischiare di essere identificato. E col cavolo che avrebbe rischiato di trovarsi in un conflitto a fuoco con l’Agente Speciale Mallory Rooney. Puntò la pistola verso il pavimento e si arrampicò sul davanzale della finestra. Lei incrociò le braccia sul petto. Le labbra tirate. Gli occhi stretti in due fessure. «Siamo al secondo piano.» Stronzo sembrava sottinteso.
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