Capitolo 1-2

2635 Parole
Craven ridacchiò, già stanco della scenetta. Con voce condiscendente decise di rispondere “Vuole che tu vada a cercare uomini ignari e li porti qui per essere posseduti, così il suo patetico esercito crescerà.”. Sia la donna che il demone si girarono verso Craven. Lui piegò la testa di lato quando anche gli umani posseduti si girarono a guardarlo. I loro occhi s ‘incupirono, passando dal grigio al nero in pochi secondi. Il demone maestro lo guardò come se fosse una preda facile e Craven resistette all’impulso di ridere di nuovo. Quante cose ignoravano. Aspettò pazientemente mentre gli uomini iniziavano a camminare lentamente verso di lui. Quando una mano gli afferrò la spalla, Craven girò la testa e allargò le braccia. Un’ondata di anime iniziò a defluire dal suo corpo verso gli umani... trapassando i posseduti e catturando i demoni ombra al loro interno. Craven non provava alcuna compassione per gli umani posseduti... liberarli da coloro che alla fine avrebbero cercato di invadere il suo territorio era solo un effetto collaterale. Aveva notato che il demone maestro era stato abbastanza intelligente da rimanere nella sua forma umana, così le anime non potevano toccarlo. “Davvero impressionante, negromante.” mormorò il maestro. “Ma stai solo ritardando l ‘inevitabile.”. Craven sorrise “Vero, forse dovrei ucciderti e risolvere il problema.”. Il demone ringhiò e si lanciò verso Craven. Lui si girò di lato per evitare un pugno, poi si girò dall’altro per evitare il secondo. “Sei troppo lento.” lo derise Craven. Quando il demone alzò una gamba verso la testa di Craven, lui si piegò all’indietro ed evitò il colpo. Sfruttando lo slancio, Craven fece leva sulle mani e spinse i piedi in alto con un salto, sferrandogli un doppio calcio al mento. Craven si raddrizzò proprio quando il demone fece lo stesso. Una sottile stria di liquido nero e denso fuoriuscì dall’angolo della sua bocca, macchiandogli la camicia. “Allora anche tu sanguini.” lo provocò Craven. Non era colpa sua se quel demone aveva paura di assumere la sua vera forma. Lo avrebbe battuto comunque. L ‘uomo sputò a terra e lo guardò con rabbia. Sapeva che quel negromante voleva il suo territorio e si rifiutò di arrendersi. Lui viveva secondo un proprio codice... un demone che si arrende merita di morire. “Non te lo permetterò!” il maestro ringhiò e si scagliò di nuovo su di lui. Ma questa volta Craven non lo schivò. Quando il demone fu a portata di mano, il pugno di Craven scattò affondandosi nel petto del demone. Si guardarono a vicenda, uno scioccato, l ‘altro con un ‘espressione di trionfo assoluto. Craven allontanò il pugno dal petto del demone e fece un passo indietro. Nel petto delle sue spoglie umane era rimasto un buco. Si udì un urlo umano di donna, seguito da passi frettolosi sul marciapiede. Gli umani non erano in grado di vedere il maestro per ciò che era veramente, né che Craven fosse un demone. Credevano di aver visto due uomini litigare per strada, e uno aveva sfondato il torace dell’altro. Craven sorrise sarcasticamente “Hai perso.”. Il demone ombra barcollò all’indietro e si guardò il petto. Un lamento prolungato e cupo riecheggiò nel parcheggio e il demone alzò gli occhi appena in tempo per vedere la prima anima entrare nel suo petto. Il suo corpo si piegò ad una strana angolazione poco prima che un ‘altra anima lo trapassasse. Ne seguirono altre, volando all’interno della sua forma umana per attaccare la sua oscurità. Craven sospirò soddisfatto quando l ‘ultima anima entrò. Il demone si raddrizzò con le braccia allargate. La sua pelle iniziò a lacerarsi e spire di fumo nero si levarono, accompagnate da una luce bianca soffusa. Girandosi, il demone cercò di correre ma i suoi movimenti erano rigidi e a scatti, come uno di quegli zombie che piacevano tanto a Craven. Il maestro piegò la testa all’indietro e urlò quando il suo corpo fu dilaniato da parte a parte. L ‘urlo s ‘interruppe all’improvviso e un sottile fumo nero e grigio aleggiò per un attimo, prima di fondersi con la nebbia del mattino e scomparire del tutto con un sibilo. Craven aprì le braccia come per accogliere qualcuno. Le anime che si muovevano nel parcheggio si volsero verso di lui ed entrarono nel suo corpo. Quando l ‘ultima anima scomparve da questa dimensione, Craven abbassò le braccia e si avvicinò ai resti degli abiti indossati dal demone maestro. Chinandosi, prese il medaglione e uscì dal parcheggio. Tornando sul marciapiede si guardò intorno e vide degli umani pensierosi. Tra le ombre proiettate dagli edifici individuò alcuni demoni ombra che vagavano senza un padrone da seguire. Di solito non erano una minaccia quando il loro padrone veniva sconfitto, quindi a Craven non interessava dove andavano. Tenendo il medaglione alla luce del sole e vedendo che bruciò la nebbia, sorrise. “Buongiorno!” disse piano, prima di mettere in tasca il medaglione azteco e dirigersi verso casa. Forse avrebbe trovato qualcosa di divertente in quell’oggetto. Iniziò a correre così veloce per la città che, quando vide una creatura dalle ali argentate, fu soltanto un ricordo. Rallentando, si girò e osservò la città in contemplazione. Interessante... pensava che tutte le femmine dei caduti fossero state eliminate da questo mondo alla nascita. ***** Carley aveva seguito l ‘Indiano per tutta la città, prima di giungere finalmente ad un palazzo scuro sulle colline. Quel luogo le diede i brividi... forse era per colpa dei gargoyle e dei demoni all’esterno. Ma l ‘interno non era migliore. Ancora una volta, fu contenta che la maggior parte dei mostri non potesse vederla. Anche se avessero potuto, non le avrebbero fatto del male grazie all’incantesimo di Tiara. Ciò non le impedì di tremare quando sentì delle urla dal seminterrato... o almeno sperava che provenissero da lì, e non da dove si trovava lei. Cercando di ignorare le grida di agonia, Carley si affrettò a seguire l ‘Indiano che stava salendo al secondo piano. Se stava portando Tiara in una stanza delle torture allora doveva fare in fretta. Quando entrò nella stanza dietro di lui, Carley vide che l ‘uomo fissava Tiara. Falco Notturno si accigliò, desideroso di provare qualcosa, anche solo una scintilla, mentre guardava la ragazza. Si era acceso qualcosa in lui quando l ‘aveva vista per la prima volta, ma era svanito così in fretta da chiedersi se non fosse stata solo un ‘illusione. Il suo sguardo si posò sulla polvere che le ricopriva il viso e il corpo. Carley andò nel panico quando l ‘Indiano iniziò a spogliare Tiara. “Fermo!” urlò, e si mise tra loro, ma Falco Notturno allungò una mano attraverso il suo corpo senza vederla. “Dannazione, dove sono i cowboy quando serve?” Carley imprecò e iniziò a gesticolare in tutti i modi, nel tentativo di attirare l ‘attenzione di Tiara su di sé. Alla fine ci rinunciò perché sembrava inutile. Doveva tornare alla base e riferire la posizione di Tiara a Jason e Guy, ma non poteva andarsene senza prima assicurarsi di trovarla ancora viva al suo ritorno. Falco Notturno si alzò e si tolse i gambali prima di prendere di nuovo la ragazza tra le braccia. Dirigendosi in bagno, entrò nella grande vasca e si inginocchiò, aspettando pazientemente che si riempisse di acqua calda per lavare via da lei l’odore del suo amante. Non gli piaceva neanche l’odore del Signore degli Spinnan. Rilassandosi, Falco Notturno liberò la mente mentre la vasca si riempiva. Lui disprezzava i negromanti perché lo avevano trasformato in ciò che era adesso... si concentrò su quel sentimento prima di provare dolore. Questa negromante era diversa dagli altri... voleva liberarlo, non controllarlo. Guardando la donna, non fu necessario chiedersi perché non aveva alcun effetto su di lui. La sua anima era ancora intrappolata nella tomba e con essa anche la maggior parte delle sue emozioni. Non sentiva alcun bisogno di essere amato o odiato, né tanto meno desiderava qualcuno. Prendendo lo shampoo dalla mensola nell’angolo, le accarezzò delicatamente i lunghi capelli argentati, facendoli scivolare tra le proprie dita. Non c’era motivo per avere fretta, si prese tutto il tempo necessario per lavarla. Era passato molto tempo da quando aveva toccato qualcuno senza cattive intenzioni. Quando ebbe inalato abbastanza il suo profumo, la lavò e svuotò la vasca. Avvolgendole alcuni asciugamani intorno al corpo e ai capelli, tornò in camera e la adagiò sul letto. Aveva fatto quello che poteva per lei. Visto che durante il bagno non si era svegliata, lui capì che era caduta in un sonno molto profondo e probabilmente sarebbe durato per un po’. Senza la giusta protezione, questa guerra sarebbe stata la fine per lei. Togliendole l’asciugamano dai capelli, Falco Notturno le sollevò il busto e con le dita le sfiorò la ferita che aveva sentito dietro la nuca mentre le lavava i capelli. Durante la sua prima vita era stato una sorta di guaritore, uno sciamano, perciò sapeva che non era una ferita grave. Lasciò che la propria mente s’inoltrasse in profondità dentro di lei, cercando di capire se c’era un altro motivo per cui lei desiderasse continuare a dormire... abbandonando questo mondo per un po’. Lei non aveva mai interrotto il legame mentale che aveva stabilito con lui nel primo cimitero e ciò gli permise di usare quel legame su di lei. In passato, quando un negromante stabiliva una connessione con lui gli sembrava di soffocare. Lei, invece, sembrava porgergli e stringergli la mano. Anche nel sonno, percepiva la sua fame ardente... il lato della sua personalità che non apparteneva alla linea di sangue di Craven. Lei la stava tenendo sepolta dentro di sé, cercando di ignorarne il richiamo. La fame si stava manifestando per accelerare le sue naturali abilità di guarigione. Quella era l’unica cosa che l’Indiano non poteva fare poiché lei era traeva energia dalle anime e lui, al momento, non ne aveva una. Era un bene che dormisse ora, anche se era un modo più lento per guarire. Falco Notturno sfiorò con le dita la sua guancia morbida laddove Nile l’aveva colpita lasciando un livido scuro. Craven aveva detto che la carezza di un amante poteva guarirla. Bisognava avere un’anima per amare qualcuno? Immaginò di sì perché non provava quel sentimento da quando era morto. Il più delle volte doveva sforzarsi per provare qualsiasi emozione al di là dell’intenso torpore. Riadagiandola delicatamente sul cuscino, Falco Notturno si raddrizzò e guardò dietro di sé verso l’anima che lo aveva seguito da quando era tornato a casa. “Tu sei sua... vero?” Carley sussultò sorpresa, non si era accorta che l’Indiano l’aveva vista dall’inizio. Strinse gli occhi su di lui. L’aveva semplicemente ignorata mentre lei gli inveiva contro... che idiota. L’espressione di Carley si ammorbidì... aveva smesso di urlare dopo un po’, entrando in confusione dopo averlo visto prendersi così tanta cura di Tiara. Lei si avvicinò lentamente, fermandosi accanto a Tiara come per sedersi sul bordo del materasso. Non aveva senso nascondersi... lui non poteva farle male neanche se avesse voluto, e lei dubitava che sarebbe successo. “Qualcuno potrebbe pensare che io le appartengo... ma non è così.” rispose Carley sinceramente mentre allungava la mano, e la fece scorrere sui lunghi capelli puliti di Tiara, immaginando come sarebbe stata la sensazione a quel tocco se fosse stata ancora viva. Non era morta da molto tempo per dimenticare la sensazione del tatto. “Allora perché l’hai seguita?” le chiese. Carley lo guardò e alzò il mento in segno di sfida “Lei è mia amica... devo sapere che è al sicuro.”. Falco Notturno annuì, rispettando la sua risposta. “E la magia di Craven non ti tocca nemmeno se sei tra le sue mura?” Sembrava una domanda importante per l’Indiano, così Carley scosse la testa e guardò la sua amica “Grazie a Tiara la negromanzia non può più toccarmi né controllarmi. La adoro per questo, quindi ti prego, non farle del male.”. Falco Notturno sentì il petto gonfiarsi per la speranza. L’emozione scomparve rapidamente ma bastò un assaggio per fargliene desiderare ancora. Era l’unica cosa che avesse mai desiderato... non essere mai più chiamato agli ordini da un demone. “Non abbiamo alcuna intenzione di farle del male. È stato un suo desiderio venire con noi, così abbiamo onorato la sua richiesta. Se non mi credi allora sei libera di restare fino al suo risveglio per chiederlo direttamente a lei.” Lui diceva sempre la verità... era l’unica caratteristica che aveva conservato dalla sua vita terrena. “Allora chi l’ha ferita?” chiese Carley sapendo che non era stato lui, tuttavia quei lividi in via di guarigione rivelavano cattive intenzioni. “È stato il demone con cui stava combattendo al cimitero. Craven l’ha salvata da lui.” rispose Falco Notturno sedendosi accanto alla finestra, dove il sole poteva toccarlo. Quella era una delle poche stanze della casa in cui le finestre non erano state dipinte di nero. Falco Notturno cercò di ricordare se gli fosse mai piaciuta la luce del sole... immaginò di sì. Carley si accigliò quando lui si girò verso la finestra come per abbandonare la conversazione. “E Craven sarebbe il demone che era con te? Lo stesso uomo che ha circondato questa casa di così tanti mostri? Sinceramente non credo che Tiara approverebbe.”. Allungò una mano e la mise su quella di Tiara, anche se essa vi passò attraverso. “E perché avrebbe lasciato noi, i suoi amici, per stare con un demone?” “Lei e Craven sono parenti. Craven è suo zio ma, nella sua mente, la figlia di suo fratello è anche sua. Ecco perché non le farà del male. Non è prigioniera e non sarà costretta a restare. Quando sarà guarita deciderà... se andrà via io la seguirò come suo protettore.”. “E perché lo faresti?” chiese Carley. Era Craven lo zio... non l’Indiano. “Te l’ha ordinato lui?” “No, adesso sono fuori dal controllo di Craven.” rispose lui senza voltarsi a guardarla. “Io sono una creatura della notte e lei è l’unica che può restituirmi la mia anima.”. Carley spalancò la bocca... una creatura della notte? Quella sì che era una magia potente. Ripensò ai miti e alle leggende che aveva studiato, e persino in quegli antichi scritti se ne parlava raramente. Da quello che ricordava, una creatura della notte era un essere umano che possedeva poteri mistici durante la sua vita terrena e che era stato risuscitato come uno zombie da un potente mago. Ma quello era solo il primo passo per diventare una creatura della notte pienamente sviluppata. A differenza della maggior parte degli zombie, esse possono usare il loro potere per riacquisire la mente e il cuore che avevano un tempo. Si diceva che non avevano un’anima, ma lei non ricordava quali poteri possedesse una creatura del genere o se ci fosse un limite a quello che era capace di fare. Si accigliò quando non ricordò di aver mai letto nulla a proposito di una creatura della notte che riconquista la propria anima. Era possibile una cosa del genere? “La tua anima non è nell’aldilà?” chiese Carley curiosa. “No, è legata alla mia tomba.” rispose Falco Notturno, svanendo. Carley rimase in silenzio, stupita. Legata alla tomba? Rabbrividì al pensiero di trovarsi imprigionata sottoterra invece di essere libera come lo era adesso. Abbassando lo sguardo, si rese conto di percepire ancora Falco Notturno nella stanza, sebbene fosse svanito. Guardando Tiara, Carley decise di non indagare sull’argomento... concedendogli la riservatezza che lui le aveva chiesto in silenzio.
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