capitolo 11

3269 Parole
Qualche giorno dopo. Pov Lucifero Ho pena per i soldati, che si stanno allenando con me in questi giorni. Perché persino io mi rendo conto, di essere troppo duro. Ma la rabbia che ho dentro, devo sfogarla in qualche modo. Tutta colpa di quella donna, come sempre d'altronde. E tutto è partito da quel maledetto bacio. Stava andando tutto alla grande, stavo per sbatterla sul letto. Finalmente stavamo per consumare, stavo per consumarla nel mio peccato. Quando si è bloccata, fissandomi il collo, ingoiando a vuoto. Si è allontanata da me, con una tale freddezza, da non farmi ribattere. "Hai ragione tu, è un errore. E io non posso sbagliare." Mi ha rifiutato, lei mi ha rifiutato. Ha rifiutato me, me cazzo. Mai, nella mia eterna e lunga vita, ho mai subito un rifiuto simile. E, per peggiorare le cose, mi evita da giorni. Paro un affondo, alzando l'avambraccio, facendo cadere a qualche metro di distanza l'avversario. Sto per far apparire la mia catena. Quando un suono mi distrae. Eccola lì quella maledetta. Mentre ride e scherza con Luxy. Fan culo, a me non doni mai i tuoi sorrisi. A me non doni mai le tue risate. Preferisci rifiutarmi. Si, mi brucia come mi ha mandato via. Con quegli occhi accesi, pieni di rabbia e delusione. Ha aperto la porta alle mie spalle, attendendo che me ne andassi. Avevo gli occhi spalancati. Non riuscivo a crederci, mi stava mandando via. Ed io, pieno di superbia e orgoglio, me ne sono andato. Fingendo di avere di meglio da fare. E glielo anche detto. "Peggio per te mia cara, c'è chi apprezzerà e pregherà per averne di più." Ma lei... Lei si è limitata a sbattere la porta con forza. Ed io, ad andare in camera mia. Da solo. E incazzato nero. Così tanto, da rimanere solo. Chiamare una donna in quello stato, l'avrebbe uccisa. Sento il vento muoversi vicino al capo. Alzo la mano, la mia catena appare all'istante, e intrappola l'arma del mio avversario. Colpire alle spalle? Che vergogna. Mi giro verso di lui. I miei occhi devono essere lo specchio delle sue paure. Perché indietreggia tremante come una foglia. Facendo cadere a terra le sue armi, pronto a supplicare perdono. Non sono begnanimo, non sono clemente. E mai lo sarò. Sto per infliggere una delle mie solite punizioni. Quando quel suono nuovamente mi distrae. Torno con lo sguardo di nuovo su di lei. Che ride e gesticola. E se si stesse prendendo gioco di me? Se stesse raccontando del due di picche che mi ha dato? No! Non posso permetterlo. Lascio all'istante l'allenamento, senza rivolgere sguardo al soldato Che sicuramente starà ringraziando tutti i demoni dell'inferno, per aver ancora salva la vita. Lilith è di spalle, perciò non mi vede arrivare. Al contrario di Luxy, che immediatamente smette di sorridere, abbassando il capo. Lilith:" Che faccia. Sembra che tu abbia visto il diavolo." Si volta verso di me, senza essere sorpresa. Mi sbagliavo, lei sapeva della mia presenza. Lo sapeva ancora prima che io decidessi di arrivare. Lilith:" Infatti, eccolo in tutto il suo peccato." Mi sorride falsamente. E vorrei odiarla per questo. Perché io voglio i suoi sorrisi, quelli veri, quelli che non mi dedica mai. E questi pensieri mi spaventano. Lucifero:" Siete due donne davvero chiassose. Tanto da distrarre i miei soldati dall'allenamento." Bugia. Menzogna. E me che distrae. Ma questo non glielo dirò. Perché non deve sapere di avermi in pugno. Di essere un arma contro di me. Maledetto sia il karma. L'arma che mi avrebbe aiutato a distruggere il paradiso. Ora rischia di distruggere me. Luxy:" Chiedo perdono sire. Le ho raccontato dell'incidente con la cuoca di Belfagor, e non abbiamo potuto trattenere le risate." Si riferisce sicuramente alla discussione avuta a pranzo. La cuoca a maledetto più volte Belfagor per il buco nero che ha nello stomaco. E Belfagor, sentendo le orecchie fischiare, ha ordinò di tutto e di più per dispetto. La cuoca, indispettita, ha fatto ciò che glie stato chiesto. Ma si è vendicata, versando un erba particolarmente piccante, persino per un demone. II risultato è stata una scena esilarante di Belfagor che supplicava dell'acqua per spegnere l'incendio. Il tutto arricchendo la sua richiesta, maledicendo ogni angelo del paradiso. Lucifero:" Nulla di così eclamante da starnazzare come oche giulive." Luxy si ammutolisce all'istante, abbassando lo sguardo, vergognandosi agli occhi del suo sovrano. Al contrario di Lilith, che mi fulmina con lo sguardo. Mostrandosi per ciò che è: Alla mia altezza, e mai sottomessa. Una regina. È questa la reazione che volevo. Essere preso in considerazione, anche se con rabbia. Lilith:" Le uniche oche giulive, sono quelle che ti porti a letto. Stupide e senza amor proprio." Da bravo diavolo, riesco a vedere il sentimento nei suoi occhi. Quella scintilla che mi fa sorridere soddisfatto. Le prendo il mento con le dita, avvicinandola con forza a un palmo dal mio viso. Lucifero:" Gelosa mia cara creatura?" Sorridendo, respiro la sua rabbia. La sua essenza demoniaca. Ossigeno per la mia anima dannata. Lilith:" Impietosita più che altro. Prova pietà per quelle disgraziate che finiscono tra le tue lenzuole." Vorrei dirle che non finiscono solo nelle mie lenzuola. Ma anche sulla mia scrivania, sul pavimento, contro i muri. Ovunque io ne abbia voglia. E invece, mi godo la sua gelosia, che cerca di nascondere. Lucifero:" Mai nessuna si è lamentata." Con la mano libera, sistemo una ciocca rossa dietro l'orecchio. Godendomi, di nascosto, la morbidezza di essi. E il profumo che disperde nel vento. Sorride, avvicinandosi ancora di più. Facendomi tornare alla mente il nostro bacio. E tutto ciò che sarebbe accaduto dopo. Un film porno mentale, con tanto di dettagli. Lilith:" Come ho già detto. Stupide e senza dignità." Si allontana con violenza. Lasciandomi il suo profumo adosso, come inchiostro indelebile nei miei polmoni. La odio così tanto per l'effetto che mi fa. Eppure non riesco ad allontanarmi da lei. Lucifero:" Vieni con me." Sorpresa, rimane senza parole immobile. Davanti a un ordine, dato con troppa dolcezza. Volevo essere freddo e autoritario. E invece la sto supplicando. Lilith:" Perché dovrei?" Perché io ne ho bisogno. Perché voglio stare solo con lei. Perché non voglio che il mondo la sfiori solo con il pensiero. Lucifero:" Perché no?" Senza distogliere lo sguardo, riflette a lungo. Lasciandomi nell'agonia di sperare che accetti. Guardami maledetta donna. Guarda a cosa mi hai ridotto. A un ridicolo cane, che supplica una tua carezza. Luxy le sussurra qualcosa, qualcosa che la fa riflettere con più determinazione. Fino ad annuire. Lilith:" Ok. Fammi strada." Sorrido, non posso trattenerlo. Io e lei da soli, fuori da queste mura. Con la paura che possa ripensarci, l'afferrò dai fianchi stringendola a me. Lucifero:" Ti conviene tenerti forte. Sarà un viaggio frastornate." Posa le mani sul mio petto, pronta a ribattere, senza che io gliene dia la possibilità. In meno di un secondo, ci siamo teletrasportati poco lontano dai cancelli. Esattamente al centro della bosco che circonda l'inferno. Lei sia tacca subito, guardandomi con sguardo feroce. Lilith;" Non sono un cagnolino. Non puoi trascinarmi così ovunque tu voglia." Dandogli le spalle, mi incammino verso la città, che vive al confine con il bosco. Tu non vuoi che ti tratti da cagnolino. Ma allora che diritto ai tu nel farmci sentire. Stretto a un guinzaglio di cui tu tieni la corda. Lucifero:" Non lamentarti sempre e goditi le bellezze della vita." Raggiunge il mio passo, camminando a fianco a me. Lilith:" Devo ammettere che hai ragione. Questo luogo è incantevole." Mi fermo, guardandola sorridente. Aspettando che si giri verso di me. Lucifero:" Io parlavo di me donna." Mi indico, alzando il mento da bravo vanitoso. In tutta la mia splendida bellezza, e superbia. Cosa che però fa scoppiare in rumorosa e poco elegante risata, Lilith. Lilith:" La tua modestia è sicuramente andata in vacanza." Continua a ridere, tenendosi la pancia con una mano. Lasciandomi sconvolto. Sconvolto da tanta bellezza. Ecco cosa si prova a farla ridere, ed io ne voglio di più. Come un ingordo mai sazio. Lucifero:" Sei tu che sei cieca. Come fai a non essere amaliata da tanta magnificenza." Cammino a passo lento, lasciando che mi ammiri. E quando mi volto verso di lei, la sorprendo a fissarmi il culo. Non è così angelica come sembra. Rendendosi conto di essere stata beccata, ritorna a guardare dritto, superando il mio passo. Facendomi ridere, felice di aver visto le sue guancie diventare rosse fuoco. Essendo ora lei davanti, ricambio il favore. Guardando con attenzione il suo delizioso culo. Cazzo se è perfetto, ci starebbe a meraviglia tra le mie mani. Gira la testa verso di me. Fulminadomi con lo sguardo. Ma al contrario suo, non distolgo lo sguardo. Sarebbe un peccato privarsi di tanta bellezza. Lilith:" Ok, così non andiamo lontano. Quindi..." Fa qualche passo indietro, mettendosi al mio fianco. Lilith:"Sarà meglio camminare fianco a fianco." Al mio fianco. Vuoi davvero stare al mio fianco Lilith? Saresti mai la mia regina? Non lo sapremo mai, perché non posso lasciarti affiancarmi. Non posso averti al mio fianco. Non puoi essere la mia regina. Ma questi pensieri rimarranno al sicuro, segreti nella mia testa. Per ora mi godo la finta tranquillità che c'è tra noi. Abbassando lo sguardo su di lei, che cammina calma alla mia destra. Ma, osservando il suo petto, quel seno generoso e così succulento. Noto il suo respiro inregolare e il suo battito accelleratore. Lucifero:" Se ti faccio questo effetto, perché mi hai rifiutato l'altra sera?" Non so perché glielo dico, ma ho questo peso sul petto da giorni. Ho bisogno di capire. Di capire se quel fuoco lo sentito solo io, se era solo un illusione. Lei alza gli occhi di scatto. Facendomi sussultare per quanto i suoi occhi siano profondi, nonostante le lenti. Lilith:" Semplice. Tu sei il diavolo, la lussuria, il peccato. Ed io una povera disperata, che non si può permettere di vedere l'anima a te." Il respiro si ferma un gola, davanti a tanta freddezza. Furiosa, ma non so se verso di me o verso se stessa. Quello che rimane è il silenzio, perché non so davvero come potrei risponderle. Perché forse è davvero così. Come diavolo, il mio compito e corrompere la sua anima e dannarla all'inferno eterno. Forse dovrei farlo. Ma la mia unica certezza è che: Mai potrei strapparle l'anima, mai. E questo pensiero, le da pienamente ragione. Perché io sono il diavolo. Per natura non potrò fare altro che dannarla. E se dovesse succedere, se io dovessi strappare via la sua anima. La mia diventerebbe cibo per le carogne. O_o_O_o_O_o_O_o_O_o_O_o Pov Lilith Quanto mi era mancato il mondo umano. Passeggiare per le strade di una città. Godendomi la bellezza delle vetrate, e il buon profumo di pane. E da più di un mese che non tocco la terra. Tra Paradiso e Inferno, mi è mancato tutto questo. La tranquillità, o meglio, non sapere cosa nasconde quel cielo azzurro e quella terra costellata di boschi. Sorrido alla gente che mi passa a fianco. Fulmino con lo sguardo gli uomini, che insistono sulla mia scollatura. E allo stesso modo guardo le donne, che cinguettano intorno a Lucifero. Mentre lui, be lui è il solito Lucifer. Sorride e ammicca ad ogni donna, facendo crescere il suo ego da dongiovanni. Lucifero:" Adoro venire qui." Si sistema il colletto della camicia, mandando un bacio volente a una ragazza. Che manca poco che cade a terra, imbarazzata. Michele:" Sempre in giro a conquistare fratello." La sua voce è un tocco di respiro per la mia sanità mentale. Voltandomi, lo trovo, sorridente come sempre, davanti a me. Corro verso di lui, lanciandomi tra le sue braccia. Un calore famigliare mi avvolge, alenisce le mie paure e i pensieri. Lilith:" Che ci fai qui?" Parlo, stringendomi al suo petto. Così facendo, la voce esce soffocata. Ma non mi allontano perché adoro sentirlo stringermi e baciarmi il capo. Michele:" Ero in giro per lavoro, e vi ho visto passeggiare." Mi accarezza i capelli, sistemandoli a modo suo. Quanto mi è mancato, il suo tocco gentile. Lucifero:" Il solito guasta feste. Piccione impiccione." Sorrido, nascondendolo ad entrambi. Era scontato il suo malumore. Mi stacco dall'abbraccio, senza però togliere la mano dal suo petto. Michele:" Non essere scortese fratello." Mi accarezza con delicatezza la schiena. Fecendomi sospirare di sollievo. Cosa che Lucifero nota con disprezzo. Lucifero:" Il vecchio non te la insegnato che è maleducazione auto invitarsi. E poi, smettila di accarezzarla, manco fosse il tuo gatto." Michele si stacca un po' da me, solo per affrontare il fratello. Michele:" Non paragonarla a un gatto, non è gentile. Anzi, è molto offensivo." Lucifero sorride, felice di aver esasperato il fratello. Insomma i due iniziano a discutere, come farebbero due bambini dell'asilo. Dimenticandosi di me. Così, ne approfitto per osservarli. Sono così diversi tra loro, e non solo per l'aspetto. Ma anche per il vestire e i modi di fare. Lucifero, veste elegante e con tonalità scure. I vestiti sono perfettamente abbinati e stirati. E non mancano mai i gemelli d'argento ai polsi, e la collana al collo. Sicuro di sé, mostra il suo fascino sfruttandolo. La perfetta incarnazione della tentazione. Invece Michele, veste quasi sempre casual. Con il suo jeans scolorito e il maglioncino azzurro, da un impressione da ragazzo della porta accanto. Non porta gioielli, ma la sua semplicità pulita ti colpisce. La gentilezza si sprigiona dal suo sorriso gentile. Fisicamente sono simili, entrambi alti e muscolosi. Infondono sicurezza, in modo diverso. Michele abbracciandoti e accarezzandoti. Lucifero con un semplice sguardo o gesto. Persino i loro sorrisi infondono sentimenti diversi. Michele infonde dolcezza e simpatia, un sorriso sincero e spontaneo. Ma Lucifero è tutta un'altra storia. Il suo sorriso e tentazione, ma sopratutto sfida. Un sorriso fatto per conquistare, mai sincero. Mi chiedo se vedrò mai un suo sorriso sincero. Lilith:" Ragazzi." Mi sono scocciata di starli a guardare, mentre litigano in mezzo alla strada. Lilith:" Ragazzi." Ma niente, i due si sono completamente dimenticati di me. Sono così presi dal rinfacciarsi chissà quale guerra, che non mi notano ne meno. Xx:" Ei bellezza, vuoi compagnia?" Un cretino si ferma davanti a me, osservando il mio corpo con chissà quale pensiero disgustoso. Non ha parlato ad alta voce, eppure i due fratelli si voltano di colpo fulminandolo con lo sguardo. Lucifero:" Ti conviene sparire, prima che ti mandi a fare compagnia ai pesci." Michele al suo fianco, incrocia le braccia al petto, annuendo d'accordo. Il cretino, terrorizzato dalle due figure imponenti, alzando le mani scappa via. Lilith:" Devo essere importunata per attirare la vostra attenzione." Ma i due non mi ascoltano di nuovo. E che cavolo, ma sono diventata invisibile? Non direi dato che i due stanno fissando il mio corpo. Michele:" Devi cambiarti d'abito, così non va bene." Non ha tutti i torti, qui non siamo all'inferno. E i miei vestiti, nonostante siano i più casti che abbia trovato, sono davvero troppo scollati e aderenti. Lucifero:" Per una volta sono d'accordo con te. Andiamo." Miracolo, sono d'accordo su qualcosa. Questo si che è un passo avanti. Forse oggi riusciranno ad andare d'accordo. (^^)(^^)(^^)(^^)(^^)(^^)(^^) Ho parlato troppo presto. Fare shopping con loro, è stato un incubo. Potrebbe essere la mia pena all'inferno. Non hanno fatto altro che litigare su ogni vestito scelto dalla commessa. "Troppo lungo", "troppo corto", "sembra una suora", "è volgare". Un vero incubo. Tant'è che alla fine ho optato per una via di mezzo. Un jeans strappato e un maglioncino aderente blu. Che indosso già ora, buttando nel cassonetto il vestito di prima. La giornata sta già per finire. La luce del tramonto illumina un piccolo parco, dove i bambini pregano i genitori di farli giocare ancora un po'. Mi fermo ad osservarli, con un po' di invidia. Vivere in un orfanotrofio ha le sue perdite. Non ho mai giocato in un parco, tanto meno con i miei genitori. Ricordo che dalla finestra della direttrice, si poteva ammirare un piccolo parco. Non c'era nulla di che, se non una altalena e uno scivolo. Ma non era quello a farmi sognare. Ogni domenica, verso le 17:00, arrivavano decine di bambini con i loro genitori. Amavo guardarli giocare con le loro mamme e papà. Ridevano felici quei bambini, mentre a me non restava che guardali. La direttrice mi ha beccato un paio di volte. E per punizione, mi chiudeva nello stanzino per 12 ore. Mi abbracciò, ricordando quelle ore di buio e silenzio. Preferivo le punizioni fisiche , che quello stanzino. All'improvviso, due braccia da dietro mi stringono al suo petto, mettendo la testa tra i miei capelli. Michele:" Lo so piccola, lo so." Sembra avermi letto nel pensiero, baciandomi il capo. Adoro quando lo fa, mi dà serenità. Ma questa volta, sento che mi manca qualcosa. Con lo sguardo cerco Lucifero, che appoggiato al muro, ci guarda ammareggiato. Ma nonostante questo, annuisce verso di me. Un gesto stupido, forse fatto senza motivo. Eppure è come se mi stesse dicendo che lui c'è. E, a me, non resta che mimare un grazie. Michele ci accompagna al confine del bosco, sa che Lucifero non lo farà avvicinare di più. Michele:" A presto piccolo angelo." Mi abbraccia,per poi sporsi con la bocca verso la mia. Ma istintivamente gli porgo la guancia, negandogli la bocca. Lui si allontana sorridente, ma lo vedo nei suoi occhi che è dispiaciuto. Non so perché non lo baciato. Forse per lo sguardo fisso che sento adosso. Lo sguardo di Lucifero. Osservo il mio angelo volare via, ma nella mente vive il diavolo. Non capisco perché non ho voluto dargli un dispiacere. Infondo lui si è presentato in casa mia, mi ha baciato volendo di più, il tutto con i segni della donna prima di me. Stavo davvero per dargli di più, sicuramente non saremo arrivati al sesso, ma ardevo il suo tocco. Almeno finché non ho visto i segni sul suo collo. Il rossetto sul colletto, e un graffio sulla scapola. Mi sono bloccata. Mi sono sentita usata, una delle tante. Tradita in un certo senso. E allora perché non ho baciato Michele, nonostante lo volessi? In silenzio camminiamo verso il punto, dove poi Lucifero ci teletrasporterà. Cammina a qualche passo davanti a me. Lasciandosi ammirare dai miei occhi. Finché non si ferma, facendo fermare anche me. Lucifero:" Perché sei stata così male, davanti quel parco?" Mi lascia un po' sospesa la sua domanda. Perché non mi ha mai chiesto nulla di personale fino ad oggi. Si gira verso di me, facendomi affogare nei suoi occhi grigi. Che mi spingono ancora una volta ad aprirmi. Lilith:" Semplicemente perché non ho avuto tutto quello. I miei genitori mi hanno abbandonato quando ero ancora in fasce." Abbassando gli occhi, cerco di trattenere le lacrime. Parlarne crea in me ancora dolore e cicatrici. E sto per sentirmi male. Ma lui mi abbraccia, stringendomi con il viso sul suo petto. Lucifero:" Sono dei coglioni. Abbandonare una creatura splendida come te, è da stupidi. Non meritano che tu li pensi." La sua voce è dura, a tratti anche ironica. Ma mi fa comunque sorridere. So che non è da lui fare cose del genere. E questo mi fa sentire importante per lui. Lilith:" O Lucifer." Alzo gli occhi, incrociando i suoi. Notando una scintilla per il nomignolo usato. Si morde il labbro nervoso, fissando con intensità la mia bocca. E vorrei baciarlo, lo vorrei davvero. Ma alla fine gli bacio la guancia per poi allontanarmi. Ho una tale confusione in testa, da diventare pazza. Sono tormentata dal paradiso, e cullata dall'inferno. Non so davvero chi scegliere. Anche perché io, possibilità di scegliere, non ne ho...
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