XV.Ma il villan rifatto andò sempre più oltre. Da buon demagogo egli peccava nel ventre. Già erasi acconciato a rallegrare i conviti dei nobili; ora, per vendicarsi della patita temperanza, si dava a spropositato bere e mangiare. Tutto dì crapulava, rinzeppandosi delle vivande più preziose, delle confetture più ricche, tra buffoni e giullari fràdici che berciavano canzoni e vomivano piacenterie ininterrottamente. Sotto pretesto di riedificare il palagio del Campidoglio, condannò in cento fiorini ciascun barone che per addietro avesse coperto l’officio di senatore. Ricevette l’oro, ma per iscialacquarlo in cene mal digeste e in apparati goffi. Volle che la sua moglie andasse per le vie con una corte di giovincelli adorni, seguita dalle patrizie umiliate, assistita dalle fantesche che le fa

