Capitolo Trentotto Mi bacia il collo. O meglio, lo succhia. Io gli graffio la schiena con le unghie. Sposta il bacio sul mio capezzolo sinistro e me lo mordicchia, finché non gemo di piacere. Posso sentire il suo sorriso soddisfatto sul mio capezzolo. Poi, la sua lingua scende lungo il mio seno, oltre l’ombelico e più giù, fino al mio clitoride impaziente. Dopo tutta la tensione, il piacere è indescrivibile. In confronto alla sua lingua, il mio dispositivo di succhiamento del clitoride fa schifo. Roteo gli occhi all’indietro. Se le lingue potessero fare il test del quoziente d’intelligenza, sono sicura che quella di Dragomir rientrerebbe nella fascia dei duecento, insieme agli altri geni, da quanto è subdolamente astuta. Che mi stia stuzzicando? Al diavolo! Gli impugno i capelli

