Epilogo Cinque ragazzi morti L’immagine è chiara. Non potrebbe essere che questa. Cinque ragazzi, cinque nomi, cinque vite. Stroncate, finite. Azzerate. Il mare. Antonio, Angelo, Marco, Gabriele, Federico. Centoquindici anni in cinque. Cosa li accomunava? L’aspetto. Cosa li accomunava. L’amicizia, la musica. “Io mi prendo la sdraio!”. “Guarda, Sonia, che un po’ di sana sabbia nelle mutande non ha mai fatto male a nessuno”. “Antonio, non rompere”. “Ma come cazzo fai a giocare seduta sulla sdraio?”. “Mi chino in avanti, ecco, vedi? Tanto non perdo! Non beeevo!”. “L’hai detto”. “Vedrai”. Cosa li accomunava? Le medie, il liceo. “Manu, tira fuori il vino”. “Ok, Sonia. Che dici, devo andare a prendere le altre sei in macchina o quattro bottiglie possono bastare?”. “Dieci bott

