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376 Parole

11“Pronto”, bofonchio nella cornetta, dopo aver tastato alla cieca la sveglia, la lampada, il libro e gli occhiali, un po’ come fa il papa quando passa fra la folla e benedice e guarda lontano e poggia la mano sulle teste dei cento bambini che, sorretti dalle madri, dondolano impauriti nel vuoto, di là dalle transenne. “Ribò? sono Boccalatte”. “Che vuoi?” sospiro, ingoiando uno sbadiglio. “Ho finito adesso di ordinare il dizionario tossicologico...”. “Hai finito adesso?” chiedo, “ma è l’alba, o poco più”. “Sono le otto passate”, corregge lui, con un filo di voce. “È la stessa cosa, dormo da tre ore, forse meno”, replico, “come hai fatto a finire adesso? Hai lavorato tutta la notte, forse?”. “Sì”, fa lui. “Sei pazzo”, commento. “Di notte si lavora meglio, qui”, spiega, “poche telef

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