“Ho... ho paura”, fa lei. “Non ha nulla da temere. È più morto che vivo”. “Devo toccare... devo toccare dappertutto?”, insiste la signora Della Valle. “Si sbrighi, signora”, replico perentorio. Non se lo fa più ripetere. Allargo le braccia al ragazzo. La signora Della Valle prende a tastarlo lungo i fianchi, tenendo gli occhi fissi nei miei. Pare che tocchi una margherita. “Niente”, mormora. “Lungo le gambe, ora”. Parte dalle caviglie e risale fino alle cosce. Prima una gamba e poi l’altra. “All’inguine, e dietro la schiena”, ingiungo. “Ma...” ribatte lei. “Non è peccato, signora, stia tranquilla. Basta farlo senza malizia. Gli tocchi le palle e il culo. A volte nascondono i coltelli nelle mutande, i fessi di questa fatta”. La signora Della Valle sfiora con una mano le natiche s

