Il risveglio

232 Parole
Il risveglio 1950. Questa era la data che mi ronzava nella testa quando ripresi i sensi. Nel riaprire gli occhi, a stento riuscivo a mettere a fuoco la stanza. C’era una gran confusione. Dove mi trovavo? Perché balla tutto? Può essere che mi sono ubriacato così tanto ieri sera da non ricordarmi cosa sia successo? Lentamente il cervello cominciava a riattivarsi. Presto capii che non era la mia mente a dondolare, ma la stanza. Era tutto ancora sfocato. I suoni che sentivo erano quelli tipici delle lamiere di una nave, piegate dal movimento ritmato delle onde. Stavo per stropicciarmi gli occhi quando fui risvegliato all’improvviso dal suono di due catene giunte a fine corsa. Mi tenevano fisso al muro peggio del Padre ’terno; una sensazione davvero sgradevole non potersi toccare il viso. La stanza sapeva di umido misto a sale. Mi guardai intorno in cerca di qualche indizio quando vidi un uomo morto a terra, in un lago di sangue, e un’altra figura seduta, incatenata poco lontana da me. «È impossibile» mormorai mentre cercavo di mettere a fuoco. «Professore, ma che diavolo ci fa lei qui, e chi è quello?» «We are in deep s**t, Kid» mi rispose. Ci fu qualche momento di silenzio. Io, ormai sulla soglia dei quaranta, incatenato – con tutta probabilità su una nave – con Mister Pindar, il mio vecchio professore del liceo? Le cose non quadravano.
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