Palazzo Chigi, Roma, ore 05:22 Rondone sembrava una statua di cera. I gomiti erano appoggiati sulla scrivania, le grandi mani chiuse a gabbia sul suo volto con le dita bagnate dalle lacrime. Lui e il generale Rigamonti avevano seguito in diretta le comunicazioni della squadra “Viking”. Le imprecazioni, gli ordini urlati, gli spari. Tutto era risuonato tra le pareti della situation room. Sembrava l’audio di un film di guerra ma era tutto reale. Il cuore di Rondone si era quasi fermato sentendo la frase “VIP a terra”. Apprendere che si era trattato di uno dei poliziotti lo aveva fatto esultare e vergognare allo stesso tempo. Ora tutto sembrava finito. Tolse le mani dalla faccia e scoprì gli occhi arrossati e gonfi di lacrime. Con un groppo alla gola attendeva di sapere le condizioni di Cec

