Capitolo 4: La Biblioteca Proibita

1242 Parole
La giornata successiva fu un tormento dolce per Alessio. Ogni oggetto nel palazzo Grimani sembrava sussurrargli segreti antichi, ogni ombra danzava con movimenti che non seguivano le leggi della fisica. La maschera dorata sul camino pulsava di una luce soffusa, come se fosse un cuore che batteva al ritmo dei suoi pensieri. Non riusciva a concentrarsi su nulla. Il suo lavoro di antiquario, un tempo la sua passione, ora gli sembrava insignificante. Come poteva interessarsi di oggetti vecchi di secoli quando aveva appena scoperto di aver vissuto per millenni? Al tramonto, quando le campane di San Marco suonavano l'ora del vespro, sentì bussare alla porta. Il cuore iniziò a battergli forte, sperando che fosse Domenico. Invece, trovò una giovane donna dall'aspetto enigmatico. Era alta e snella, con capelli color rame che le scendevano come cascate di fuoco fino alla vita. I suoi occhi erano di un viola così intenso da sembrare innaturali, e la sua pelle aveva quella stessa luminosità perlacea che aveva notato in Domenico. Indossava un abito verde smeraldo che sembrava fatto di seta liquida. "Signor Martelli," disse con voce melodiosa ma ferma, "sono Isadora Venier. Domenico mi ha mandato." "Ah," fece Alessio, sentendosi stranamente deluso. "Lui dove...?" "È impegnato con questioni urgenti che riguardano la nostra comunità," rispose Isadora, entrando nel palazzo senza aspettare l'invito. "Ma mi ha chiesto di accompagnarla in un luogo molto speciale. Un luogo dove potrà trovare le risposte che cerca." Alessio la seguì attraverso Venezia mentre l'oscurità scendeva sulla città. Isadora si muoveva con la stessa grazia felina di Domenico, i suoi passi silenziosi sui ponti di pietra. Lo condusse attraverso calli che si facevano sempre più strette e misteriose, fino a fermarsi davanti a quello che sembrava un muro di mattoni normale. "Qui?" chiese Alessio, confuso. Isadora sorrise, e in quel sorriso c'era qualcosa di selvaggio. Posò la mano sul muro, pronunciò alcune parole in una lingua che Alessio non riconobbe ma che suonava familiare al suo orecchio, e i mattoni iniziarono a spostarsi come tessere di un puzzle, rivelando un'apertura. "Benvenuto nella Biblioteca Eterna," disse Isadora, facendolo passare. Quello che vide Alessio lo lasciò senza fiato. La biblioteca si estendeva in tutte le direzioni, con scaffali che salivano fino a soffitti così alti da perdersi nell'oscurità. Ma non erano scaffali normali: sembravano crescere direttamente dal pavimento come alberi di cristallo, e i libri che contenevano brillavano di luce propria, alcuni dorati, altri argentei, altri ancora di colori che non esistevano nel mondo mortale. Scale di marmo nero si arrampicavano tra gli scaffali come serpenti eleganti, e creature alate - che assomigliavano a piccoli draghi delle dimensioni di gatti - volavano tra i volumi portando messaggi luminosi. "Ogni libro qui contiene la storia di un immortale," spiegò Isadora, guidandolo verso una sezione particolare della biblioteca. "La loro vita, i loro amori, le loro scelte. E qui," si fermò davanti a uno scaffale di cristallo azzurro, "ci sono i volumi che riguardano lei e Domenico." Con mani tremule, Alessio prese il primo libro che Isadora gli indicò. La copertina era di pelle bianca che sembrava fatta di luce solidificata, e quando l'aprì, le pagine iniziarono a brillare rivelando non parole, ma immagini in movimento. Vide sé stesso, ma diverso. I suoi capelli erano più lunghi, il suo volto aveva la stessa luminosità immortale che ora riconosceva in Domenico. Vestiva abiti di un'epoca che non sapeva identificare, forse medievale, forse più antica ancora. E accanto a lui c'era Domenico, identico a come lo conosceva ora, che lo guardava con un amore così intenso da far male al cuore. Le immagini scorrevano come un film silenzioso: lui e Domenico che volavano sopra Venezia quando era ancora un gruppo di isole selvagge, che danzavano in palazzi sommersi circondati da creature marine, che si amavano in giardini fatti di corallo e alghe luminose. "Eravate inseparabili," disse Isadora, la voce più gentile. "Due anime che si erano trovate nell'eternità e avevano giurato di non lasciarsi mai." "Cosa è successo?" chiese Alessio, la voce roca per l'emozione. "Perché ho scelto di diventare mortale?" Isadora prese un altro volume, questo dalla copertina nera come la notte. "Leggete questo. È la vostra ultima vita insieme prima della rinascita." Le immagini in questo libro erano diverse, più scure. Vide sé stesso e Domenico in quello che sembrava il Medioevo, ma tra gli immortali era scoppiata una guerra. Creature terribili lottavano nei cieli sopra Venezia, e molti della loro stirpe morivano per sempre, le loro anime disperse nel nulla. In una scena particolarmente drammatica, vide sé stesso ferito gravemente, morente tra le braccia di Domenico. Ma invece di lasciare che la sua anima immortale guarisse il corpo, aveva fatto una scelta diversa. "Ho scelto di rinascere come mortale per poter un giorno tornare da lui quando la guerra fosse finita," sussurrò, le lacrime che gli rigavano il viso. "Ma il prezzo è stato dimenticare tutto." "E Domenico ha aspettato," aggiunse Isadora. "Ha aspettato per secoli, rifiutando di amare chiunque altro, sperando che un giorno la vostra anima si sarebbe risvegliata." Alessio chiuse il libro, sopraffatto dalle emozioni. "E ora sono tornato." "Ora siete tornato," confermò una voce familiare alle sue spalle. Si voltò e vide Domenico che emergeva dalle ombre tra gli scaffali. I suoi occhi verdi brillavano di lacrime non versate, e il suo volto mostrava tutto l'amore e la sofferenza di secoli di attesa. "Hai visto," disse Domenico, non era una domanda. "Ho visto," rispose Alessio, alzandosi e avvicinandosi a lui. "Ho visto quanto mi hai amato, quanto ti ho amato." "E ora?" chiese Domenico, la voce tremula. "Ora che sai la verità, cosa scegli?" Alessio lo guardò negli occhi, quegli occhi che aveva amato attraverso i millenni senza saperlo. "Scelgo te," sussurrò. "Scelgo noi. Scelgo di ricordare chi sono veramente." Il sorriso che illuminò il volto di Domenico fu come il sorgere del sole dopo la notte più lunga dell'anno. Si avvicinò ad Alessio, le sue mani che si posarono delicatamente sui suoi fianchi. "Sei sicuro?" chiese, la voce piena di speranza e timore. "Una volta che il risveglio sarà completo, non potrai più tornare indietro. Sarai immortale per sempre." "Con te," disse Alessio, "l'eternità non mi spaventa. Mi spaventa solo l'idea di perderti di nuovo." Domenico lo baciò, e in quel bacio Alessio sentì tutte le vite che avevano condiviso, tutto l'amore che aveva dimenticato e che ora tornava a lui come un fiume in piena. La biblioteca intorno a loro iniziò a brillare di una luce dorata, e i libri si aprirono liberando sciami di farfalle luminose che danzarono intorno ai due amanti. "Il risveglio è iniziato," disse Isadora, sorridendo mentre li osservava. "Ma non sarà completo fino alla notte finale del Carnevale. Fino ad allora, dovrete stare attenti." "Attenti a cosa?" chiese Alessio, ancora stretto a Domenico. "Ci sono altri immortali che non vogliono che il vostro amore si riaccenda," spiegò Isadora, l'espressione che si fece seria. "Il vostro legame è potente, e il potere fa sempre paura a chi teme di perderlo." Domenico annuì gravemente. "È vero. Ma ora che hai scelto, non lascerò che nulla ci separi di nuovo." Uscirono dalla biblioteca mano nella mano, mentre Venezia si preparava per un'altra notte di Carnevale. Ma nelle ombre delle calli, occhi antichi e malvagi li stavano osservando, e il pericolo iniziava ad addensarsi intorno a loro come nebbia velenosa. L'amore aveva trionfato sulla perdita di memoria, ma ora doveva confrontarsi con nemici molto più concreti e pericolosi.
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