Capitolo tredicesimo L’alba è arrivata prima del mio risveglio. Dall’abbaino piove una luce bianca ancora piuttosto fioca che illumina la mansarda di un chiarore soffuso. Lui dorme. Le ciocche di capelli grigi sparse in disordine sul cuscino e sul volto contrastano piacevolmente con la levigatezza della sua pelle abbronzata e col suo viso da ragazzo reso vagamente infantile dalla rilassatezza del sonno. Al collo come unico ornamento un laccetto di caucciù con appesa una pietruzza piatta forata. Dalle cose che mi ha raccontato di sé, ho immaginato che abbia circa cinquant’anni, anche se la sua vera età non ho mai avuto occasione di chiederla. Mi sembra così incredibile che sia qui, che abbia fatto un viaggio proprio per venire da me. Ripenso a tutte le volte che l’ho osservato da lontano,

