La mattina uscimmo quattro o cinque insieme, accompagnati da un interprete, e scortati da dieci soldati di fanteria, uno dei quali aveva ancora i bottoni coll’effigie della Regina Vittoria, poiché molte di quelle divise rosse son prese usate a Gibilterra dai soldati dell’esercito inglese. Due ci si misero davanti, due di dietro, tre a sinistra e tre a destra; i primi armati di fucili, gli altri di bastoni e di corde a nodi. Faccie che, quando me ne ricordo, benedico il bastimento che m’ha riportato in Europa. L’interprete ci domandò che cosa volevamo vedere.—Tutta Fez!—si rispose. Ci dirigemmo prima verso il centro della città. Qui dovrei proprio dire:—Chi mi darà la voce e le parole! Come esprimere lo stupore, la meraviglia, la pietà, la tristezza che provai dinanzi a quel grandioso e

