Voce Misteriosa

1633 Parole
Appena messo piede a terra, Stiles non perse tempo e cominciò subito a sistemare le erbacce e i rami troppo cresciuti durante l'inverno, voleva mantenere la promessa data alla nonna. Non voleva essere di peso a sua nonna, ripulire un giardino era il minimo che poteva fare e poi non poteva oziare tutta l'estate, doveva tenesi impegnato in qualche modo o sarebbe impazzito dalla noia. La signora invece era intenzionata a tormentarlo per il ballo, inseguiva il ragazzo con un metro per poter prendere le misure e sistemare l'abito che il ragazzo avrebbe dovuto indossare il giorno dopo. In qualche modo arrivarono a metà giornata con tutte le misure prese e con le sistemazioni concluse, con soddisfazione della nonna. Sbuffando il giovane si mise a sedere nel giardino con una bevanda fresca fra le mani, quel giorno faceva particolarmente caldo, nemmeno stando seduto all'ombra si riusciva a respirare. Dopo un po' il suo occhio cadde sulla pellicola di plastica che conteneva il suo abito, il pensiero che il giorno dopo si sarebbe dovuto mettere in giacca e cravatta gli levava anche quel poco di aria che respirava. - Immagino che farsi inseguire dalla propria nonna stanchi. – Stiles non si scompose nel sentire una voce provenire da dietro il recinto. - Non si parla di una comune nonna. – Appoggiò la testa sulla mano e fissò la parete. - Immagino che domani sera andrai al ballo. – Quella di Derek non fu una vera domanda, aveva ascoltato le urla che Stiles aveva lanciato contro l'abito. - Tu ci sarai? – Stranamente voleva che quella voce odiosa ci fosse, almeno avrebbe avuto qualcuno con cui parlare. - Abbiamo davvero una scelta? – chiese ironicamente la voce. - Almeno avrai una forma da domani sera. – sorrise il ragazzo. - È impazienza di incontrarmi quella che sento nella tua voce? – un sorriso apparve anche sul volto di Derek. - Io nella tua sento solo antipatia. – questa volta fu Stiles ad andarsene per primo. Il resto della giornata fu tranquillo. Per tutto il tempo la nonna gli raccontò di quando andava lei al ballo. Inizialmente si recava con i genitori: una signorina non doveva mai presentarsi da sola, se non era stata promessa in sposa. Si sarebbe presentata con la sua famiglia, altrimenti si sarebbe dovuta presentare con quello che doveva essere il futuro marito. I racconti iniziarono da quando lei aveva tredici anni, per finire all'ultimo ballo con quello che era stato il compagno di una vita, l'uomo che aveva amato sin dal primo momento in cui aveva incrociato gli occhi attraverso la maschera, durante ad uno dei balli annuali. Stiles amava ascoltare quella storia, soprattutto adorava vedere come si illuminava il viso della nonna ogni volta che raccontava quella storia. Sembrava di rivedere la ragazzina di quindici anni, quella che aveva amato suo nonno dal primo momento a per sempre. Al secondo sbadiglio guardò l'orologio sul polso, e vedendo che erano le undici passate decise che era meglio andare al letto. Il giorno dopo sarebbe stato il più lungo della sua vita. Entrato in camera non guardò nemmeno il computer, si gettò a pancia in giù ed abbracciò il cuscino per crollare subito nel mondo nei sogni. Quella notte fece un sogno particolare. Indossava la maschera che gli aveva dato la nonna, era ben vestito ed era appena entrato in un salone pieno di persone con una maschera sul volto. Capì di essere al ballo annuale, non diede importanza a dove si trovava o perché era improvvisamente catapultato lì, la sua attenzione fu catturata da una maschera verde che ricopriva quasi tutto il volto del proprietario, e senza darsi una spiegazione cominciò a muoversi verso di lui. Qualcosa nei suoi occhi lo stava attirando, erano verdi, come la maschera, ma brillavano. Quella persona rimaneva ferma, era come se lo stesse aspettando, e non appena lui si avvicinò abbastanza da toccarlo, la maschera verde si spostò sul balcone e Stiles la raggiunse senza difficoltà, senza chiedersi perché stesse correndo verso quella persona, a lui estranea. Erano entrambi sul balcone, la musica della sala li raggiungeva appena, il cielo era pieno di stelle e la luna sorrideva in quel manto nero. Il cure del ragazzo batteva a mille, la maschera verde si era avvicinata e gli stava accarezzando le guance, la sua testa si stava chinando per rubargli un bacio. Quando Stiles aprì gli occhi il primo gesto che fece fu quello di toccarsi le labbra, quel bacio gli era sembrato incredibilmente vero, poteva chiaramente sentire le labbra di quel ragazzo sulle sue, calde e morbide. Svegliarsi quella mattina fu particolarmente difficile, le immagini del sogno gli giravano ancora per la testa e le emozioni che aveva provato gli scorrevano sulla pelle, tutto come se fosse stato reale, tutto era complicato e il cuore gli batteva forte. - Sembra che tu abbia visto un fantasma! – la nonna gli sorrise mentre gli sistemava la colazione sul tavolo. - Forse. Credo che la mia espressione sia collegata ad un sogno che sembrava dannatamente reale. – Stiles si mise a sedere e si buttò sul caffè, una buona dose di caffeina lo avrebbe aiutato a mandare giù quel sogno. - Il sogno prima del ballo ti mostra la tua anima gemella. – La nonna prese posto davanti al nipote. - Non me lo dire... una legenda che va avanti da secoli in quali tutti si sono imbattuti ed hanno incontrato il loro vero amore! – - Questo tuo sarcasmo fastidioso lo hai preso da tuo nonno! Che ho sognato la notte prima del ballo. – l'anziana signora continuò a bere il suo tea silenziosamente e offesa. - Non vedo l'ora di andare al ballo! – sorrise fintamente, Stiles. Dopo colazione preferì uscire di casa ed andò a farsi una passeggiata. Girare per quel paese non era male, ritornare era sempre avvolto da un alone di nostalgia. Camminando raggiunse un parchetto, era affollato da bambini che giocavano a rincorrersi o a combattere temibili draghi per salvare fanciulle in pericolo. Sorrise nel guardarli, amava la fantasia dei bambini, era simile alla sua su certi aspetti e forse il suo problema era quello, era ancora infantile nel sognare ad occhi aperti. Sbadigliò. Non si era reso conto di essere assonnato, nonostante avesse dormito e sognato, il sonno era ancora sui suoi occhi. Socchiuse gli occhi ed immaginò il suo letto, ma il sogno riapparve nella sua testa, insieme alle mille emozioni che aveva provato durante la notte, e al risveglio fu impossibile non pensare alle parole della nonna "Il sogno prima del ballo ti mostra la tua anima gemella". Scosse la testa, con la speranza che quel pensiero svanisse, però non fu così. Quella frase, quel ragazzo, quegli occhi verdi che risaltavano più della maschera, quelle labbra e quel turbinio di emozioni complicavano tutto, ma la cosa peggiore era l'ansia dell'attesa. Da quando aveva messo i piedi a terra quella mattina, il desiderio di andare a quel dannato ballo era cresciuto. Preso dai suoi pensieri non si accorse di una persona che si era fermata dietro le sue spalle. Solo quando sentì la sua voce capì chi fosse, della persona che non aveva volto e che lo prendeva continuamente in giro. - Mi pedini adesso? – Stiles diede un piccolo colpetto con il gomito. - Non ti avevo proprio visto, come hai fatto a riconoscermi? Perché non ti sei girato per guardarmi? – Derek era sorpreso da quel comportamento. - Chi è che fa troppe domande adesso? – Stiles rise. - E chi è che non risponde? – - Ora sai cosa passo io. – Rispose con un filo di orgoglio per aver fatto capovolgere i ruoli per una volta. Non lo avrebbe ammesso, ma Derek si divertiva quando incontrava Stiles. Per la prima volta dopo tanto tempo aveva trovato qualcuno con il quale passare quel poco tempo libero che aveva e che gli strappava qualche sorriso con estrema facilità. - Il tuo profumo e la tua voce mi hanno detto chi avevo dietro di me. – Rispose alle domande tranquillamente e un po' divertito di aver stupito la voce mistica. - Nipote sveglio... non hai risposto alla domanda più importante. – Derek ricambiò il colpetto. - Perché ci vedremo questa sera. – - Hai cambiato idea sul ballo? – chiese Derek. - Ho fatto uno strano sogno. Anche se non ricordo molto, solo due o tre particolari, però è come se mi avesse detto di andarci. Che cosa ridicola! – Per un secondo sembrò che il corpo di Derek si fosse irrigidito, però non gli diede importanza. Sicuramente si era sbagliato. Derek s'irrigidì, anche lui aveva fatto un sogno molto particolare quella sera, ma a differenza di Stiles, lui ricordava molto bene il suo e sapeva chi si nascondeva sotto la maschera che aveva sognato, ma aveva dato la colpa agli eventi dei giorni precedenti. - Sei un ragazzo strano, Stiles. –Posò la mano sulla spalla del ragazzo e poi come sempre si dileguò nel nulla. - Dovresti chiamarmi spesso con il mio nome. – Sbuffò divertito il ragazzo. - Ripeto. Quel coso non è un nome. - L'aria fresca dietro la sua schiena gli fece capire che l'uomo senza volto era andato via, non si stupì del fatto che se ne fosse andato senza salutare, era una cosa da lui. Si sorprese nel pensare che avesse già capito abbastanza di quella persona da poter dire "è da lui". Doveva ammettere che da quando era arrivato, quella voce era stata l'unico contatto umano oltre a sua nonna. Controllò l'orologio e decise di rientrare per aiutare la nonna con il pranzo, per la prima volta aveva un umore sereno, nonostante avesse parlato con il ragazzo misterioso. Cominciò a credere che quella giornata avesse davvero qualcosa di magico.
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