XII UNA FACCENDA COMPLESSA Quando Cy mi lascia, dopo aver ricevuto svariati quintali d’istruzioni, sono quasi le sette. Gli ho detto quanto basta perché lavori senza pasticciare, ma non gli ho rivelato nulla di essenziale. Ho in mente un piano piuttosto originale. Forse è troppo fantasioso, ma tentare non nuoce. In ogni caso non ho niente da perdere. Faccio una bella doccia calda e vado a letto definitivamente. Sono cosí stanco che due anni di sonno ininterrotto mi farebbero piacere, ma alle dieci precise mi alzo, mi faccio bello, e vado diretto all’ambasciata americana. Come arrivo, dico a un usciere che il signor Zetland V. T. Kingarry vorrebbe dire due parole all’Ambasciatore. Non devo far molta anticamera. E dopo aver dato un’occhiata al nostro rappresentante in Francia, mi sento piú

