Capitolo VI

396 Parole
Capitolo VI Pinocchio si addormenta coi piedi sul caldano, e la mattina dopo si sveglia coi piedi tutti bruciati. Per l’appunto era una nottataccia d’inferno. Tonava forte forte, lampeggiava come se il cielo pigliasse fuoco, e un ventaccio freddo e strapazzone, fischiando rabbiosamente e sollevando un immenso nuvolo di polvere, faceva stridere e cigolare tutti gli alberi della campagna. Pinocchio aveva una gran paura dei tuoni e dei lampi: se non che la fame era più forte della paura: motivo per cui accostò l’uscio di ca­sa, e presa la carriera, in un centinaio di salti arrivò fino al paese, colla lingua fuori e col fiato grosso, come un cane da caccia. Ma trovò tutto buio e tutto deserto. Le botteghe erano chiuse; le porte di casa chiuse; le finestre chiuse, e nella strada nemmeno un cane. Pareva il paese dei morti. Allora Pinocchio, preso dalla disperazione e dalla fame, si attac­cò al campanello d’una casa, e cominciò a sonare a distesa, dicendo dentro di sé: - Qualcuno si affaccerà. Difatti si affacciò un vecchino, col berretto da notte in capo, il quale gridò tutto stizzito: - Che cosa volete a quest’ora? - Che mi fareste il piacere di darmi un po’ di pane? - Aspettami costì che torno subito, - rispose il vecchino, cre­dendo di aver da fare con qualcuno di quei ragazzacci rompicolli che si divertono di notte a sonare i campanelli delle case, per molestare la gente per bene, che se la dorme tranquillamente. Dopo mezzo minuto la finestra si riaprì, e la voce del solito vec­chino gridò a Pinocchio: - Fatti sotto e para il cappello. Pinocchio si levò subito il suo cappelluccio; ma mentre faceva l’atto di pararlo, sentì pioversi addosso un’enorme catinella d’acqua che lo annaffiò tutto dalla testa ai piedi, come se fosse un vaso di giranio appassito. Tornò a casa bagnato come un pulcino e rifinito dalla stanchez­za e dalla fame: e perché non aveva più forza da reggersi ritto, si pose a sedere, appoggiando i piedi fradici e impillaccherati sopra un cal­dano pieno di brace accesa. E lì si addormentò; e nel dormire, i piedi che erano di legno gli pre­sero fuoco, e adagio adagio gli si carbonizzarono e diventarono cenere. E Pinocchio seguitava a dormire e a russare, come se i suoi piedi fossero quelli d’un altro. Finalmente sul far del giorno si svegliò, perché qualcuno aveva bussato alla porta. - Chi è? - domandò sbadigliando e stropicciandosi gli occhi. - Sono io! - rispose una voce. Quella voce era la voce di Geppetto.
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