44 - Stephan

1255 Parole
"Non mi chiamo Thea." Mi disse col broncio. "Thea è il diminutivo di Theodora e noi ti abbiamo sempre chiamato così." Confessai. "La porterai a casa da noi?" Mi chiese finalmente Rich. "È..." ".... È tardi." Intervenne Mette. "Dovete andare a lavare le mani che tra un po' servono a tavola." "Si giusto." Disse Elene. "Portate Giaele e Mette con voi. Mani lavate per bene, mi raccomando." Al che mi tirai su. "Bene! Io invece me ne andrò...." "Dove vai?" Mi chiese allarmata Thea. "A togliere la divisa e rinfrescarmi. Il viaggio è stato lungo." Dissi non immaginando di ricevere una reazione simile. "Resta!" Intervenne Heinrich. "Almeno fino a lunedì mattina. " "Discoli!" Intervenne ancora mia madre. "Non avete sentito che vuole rinfrescarsi. Andate e fate a modo. Se vi comportate bene adesso che è meno impegnato, Stephan potrebbe portarvi al collegio." Rivelò. Mi voltai di scatto. Veramente mi concedeva questa occasione? "Su forza andate, ci rivedremo a cena." Dissi loro. Attendemmo tutti in silenzio che uscissero dalla stanza. Poi Mette mi raggiunse. "Se sei stanco, puoi cenare in camera." Mi disse. "Non sono stanco. Ho fastidio con l'uniforme." Affermai. "Spero tu possa portarli al collegio lunedì. Ero sincera, poco fa." Mi disse. La guardai. "Cosa è cambiato?" Le chiesi facendola capire che sapevo. Mia madre mi guardò indicandomi Helena che si guardava la punta delle scarpe. "Non hai parlaro con la sorella di Marina?" Chiese ancora mia madre. "Non ultimamente. Sono stato tre mesi in Inghilterra." Ammisi. "Marina ha conosciuto un uomo!" Sussurrò Helena. "Lorena dice che è tornata a sorridere e che è felice." Compresi! Era veramente finita, non potevo far altro che accettare il mio destino, io e Marina non saremo più tornati insieme. "Stephan comprendi che non posso lasciarteli?" Mi chiese mia madre. La sua voce mi fece tornare in me. Giustamente, adesso che non sarei più tornato con Marina le possibilità di stare con i miei figli erano ridotte. "Perché mi hai permesso di vederli?" Chiesi. "Non posso precludervi di conoscervi." Mi disse rammaricata. "Conoscono anche la madre, non potrei mai negarvi di essere qualcosa." Mi disse realmente dispiaciuta. "Per questo ho cercato una via di mezzo, puoi venire qui per vederli quando vuoi o se hai i controlli o al Santa Maria., perché eri lì?" "I...io ho portato Thomas Uriel, il figlio di Sapphire." Le specificai. "La mia amica." "È solo questo?" Mi chiese. "Sarebbe bello se anche tu andassi avanti." "È complicato. Lei è ancora sposata e quell'uomo non vuole concederle il divorzio. Inoltre è una cotta giovanile, si sta dimostrando sempre bellissima e dolcissima. Tuttavia come ho detto, ci sono degli inconvenienti." Affermai. Lei sospirò. "I gemelli sanno che staranno con te solo quando ci sarà anche la madre. Ma se avessi avuto un rapporto più solido Stephan, te li avrei lasciati anche con una nuova compagna." "Ripeto. È un po' difficile, Sapphire mi piace molto. La sua famiglia mi piace molto, il problema è suo marito. Non solo non vuole accettare il divorzio, ma è anche un uomo violento. Non posso compromettere Saph, ci sarebbe il rischio che quell'uomo picchierebbe lei e anche i bambini." Le rivelai. "Potresti..." Non so cosa volle dirmi mia madre, poiché scosse la testa. "Ti piace vivere al palazzo del granducato?" Mi chiese. "Ci sono i miei fratelli lì, Jean è il mio migliore amico prima di essere mio fratello. Quindi sì mi piace vivere lì." Era il motivo principale per cui restavo sempre. "Ti avrei invitato con piacere a vivere con me in Danimarca o qui in Svizzera, o ancora Monaco. Così avresti avuto il mio supporto con i bambini. Purtroppo quando me li hanno lasciati, non conoscevo la storia tua e di Marina Rossi, altrimenti Stephan io vi avrei da subito sostenuto e vi avrei accolto a casa mia." Ebbi un tuffo al cuore consapevole che diceva il vero, lo avrebbe fatto. "Mi dispiace molto, probabilmente non eravate destinati a stare insieme." Affermò. "Lo penso anche io." Le dissi cercando finalmente il suo sguardo. "A differenza dei miei genitori tu sei mossa da un istinto diverso, lo so!" Lei mi guardò sorridendomi. "Hai capito che tra te e tua madre sono quella più anticonformista." Mi disse. "No." Le risposi tranquillo. "Io lo so!" La fissai intensamente, così che capisse io sapevo lei fosse mia madre. Finalmente lei mi guardò, le tremavano le labbra e le si inumidirono gli occhi, mi sfiorò leggermente il braccio in una lieve carezza poi si mise la mano davanti alla bocca. "Come lo sai?" Mi chiese. "Vi ho sentiti. È il motivo per cui avrebbero voluto io mi sposassi e per cui hanno lottato tanto perché io non stessi con Marina." Affermai. "Loro non volevano..." che mi comportassi come lei, lo sapevo benissimo. Per cui mi fermai. "Loro volevano semplicemente fare il meglio per te. Ma nel farlo hanno fatto il peggio." Mi disse Mette. "È strano che mia sorella abbia dimenticato, che il nostro padre è stato semplicemente un contabile e che i nostri genitori sono tuttora molto felici insieme, ovunque vadano. Probabilmente pensa che se lei si... se è felice con Emmanuel anche noi altri possiamo essere felici con un nobile accanto." Mi disse giustificando comunque la mamma. "La nobiltà sta nel cuore, non è un titolo." Affermai decidendo di cambiare argomento. "Quindi potrei conoscere anche mio nonno." "Loro vivono a Monaco di Baviera." Mi rispose la zia Mette con un sorriso. "Quando andrai a Monaco dimmelo, ti raggiungo e te li presento." "Tornerò non la settimana prossima, ma quella successiva." La informai. "Vorrei portare un poco Tom e Joel fuori dal collegio fin quando sarà bel tempo." Mia madre mi sorrise. "Prendi anche i gemelli se vai, però assicurati di non essere solo non è per cattiveria..." "Lo so benissimo ci sarà Armand con me oppure posso chiederti di venire con me. Ma tu non preoccuparti una soluzione la trovo, posso prendere tutti. Sono grandi e so che si comporteranno bene." La rassicurai. "Allora va bene così Stephan è l'unico modo che ho per rimediare a ciò che feci alla nascita dei gemelli. Evita di parlare di Marina, così probabilmente i bambini non ti chiederanno quando ci sarà anche lei." Mi disse. "Lo farò grazie mille." Le dissi ancora. "Stephan!" Assentii attendendo che mi dicesse ciò che voleva. "Sappi che ti ho sempre amato sin dal primo giorno in cui ho saputo di te." Mi disse Annuii. Avrei voluto chiederle di mio padre, poi ripensai che io un padre ce l'avevo già. Perché nel bene e nel male, Emanuel Von Kelder mi amava. Non era come mamma e la zia Mette, loro le conoscevo sin da quando ero nato, erano sempre state insieme e nei momenti più importanti della mia vita la zia Mette c'era sempre stata Non mi era difficile chiamare mamma entrambe e accettare ciò che era stato fatto. Mia madre non mi aveva mai veramente abbandonato. C'era sempre stata e aveva fatto in modo che i miei figli sapessero chi io fossi e chi fosse Marina. Se quello non era amore materno, allora qual era il vero amore materno? I genitori che mi avevano cresciuto mi avevano precluso la conoscenza e l'amore dei miei figli. Il genitore che mi aveva partorito invece aveva fatto sì che i miei figli sapessero e mi conoscessero. Inoltre li aveva protetti raccontando loro una bugia bianca che giustificasse la nostra assenza e non li facesse sentire abbandonati. La loro mamma era una ballerina famosa, mentre papà era un principe che viaggiava ovunque.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI