3 - Marina

1344 Parole
"No! Sei la persona che mi ama incondizionatamente." Mi rispose baciandomi. "Questo è il motivo per cui ho scelto te, perché ci amiamo reciprocamente, non mi importa la classe sociale." "Maledizione!" Con questa affermazione mi aveva convinto. "Scusami se ho dubitato di te. Ti amo!" "Anche io e voglio fare le cose per bene. Sposiamoci Marina, siamo una famiglia ai nostri figli." Accettai e per fare le cose per bene dovetti avvertire anche i miei genitori. Quando li chiamai furono sorpresi di sapermi in Inghilterra. Annunciai loro che avevo raggiunto Stephan e che volevano sposarci, senza dire loro dei gemelli. Glielo avrei detto quando ci avrebbero raggiunto per il matrimonio. Purtroppo però ne mamma, ne papà reagirono bene quando li telefonai dall' Inghilterra. -Non puoi sposarti con lui! Cosa ti è saltato in mente di iniziare proprio una relazione bimba!- Mi sgridò mamma. "Ci siamo innamorati! Sono anni che ogni volta ci cerchiamo. Ovvio che ho iniziato qualcosa di serio, per me lui è importante mamma." Dissi. -È importante e basta! Lascialo e torna a casa, tu non centri nulla con la sua vita.- Mi ricordò mamma. -Avevi un sogno da realizzare bimba.- Mi disse papà. -Desisti e torna a casa. Oggi potrebbe sembrarti tutto rosa e fiori, ma appena ci sarà un problema cosa farai Marina?- "A Stephan non importa che io sia una persona comune. Come a me non interesse che sia un erede del granducato di Lussemburgo." Dissi al babbo. "Quest'estate verrò con lui a casa. Vedrete che è la persona giusta per me." Dissi chiudendo la telefonata. Mi aspettavo che i miei genitori ci appoggiassero invece erano anche loro scettici, proprio come i genitori di Stephan. Ma entrambi decidemmo di andare avanti con la nostra storia. Eravamo a tutti gli effetti una coppia, io ero a casa tutto il giorno, diventando una casalinga e preparando il corredo per i gemelli. Lui usciva per l'università, quando mi raggiungeva mi aiutava con la casa. "Due mesi prima della nascita dei gemelli ci sposammo in una cappella tra le montagne di Durahm. Decidemmo già i nomi. Theodor ed Eric se erano maschi, Thea ed Erika se femmine. Ai primi di aprile con Stephan tornammo nel Kelderdorp dove sarei rimasta fino al parto dei gemelli. Egli restò con me per una settimana circa, poi andò via lasciandomi alle cure di Helene. Non so se a te sia capitato Sapphire, ma penso di no. Sei una nobildonna inglese in fondo. Ma fu un periodo bruttissimo fatto di discriminazione completa nei miei riguardi. Occhio non vede, cuore non duole. Stephan non c'era, quindi i suoi genitori erano liberi di trattarmi come volevano. Lo facevano con sottigliezza, così giusto per ricordarmi che ero una ragazza di campagna al contrario loro. Ogni giorno organizzavano dei bruch o dei te, ancora delle visite ufficiali per il paese, ovviamente mi portavano dietro. I genitori di Stephan mi mostrarono la loro vita mortificandomi per i modi che avevo verso il prossimo, per il linguaggio e alla fine per l'abbigliamento poco consono che avevo. A una settimana dalla nascita dei gemelli, il granduca del Kelderdorp mi affrontò direttamente raggiungendomi con sua moglie nella mia stanza e dicendomi che dopo un mese avrei dovuto capire da sola che quel mondo non era per me. "Io e Stephan ci amiamo." Dissi loro mortificata. "Gli passerà! È durata anche troppo, tutta colpa dei figli che hai in grembo." Mi disse Emmanuelle. Non era vero! Stephan mi amava, aveva scelto di stare con me ancora prima di sapere dei bambini. Louise era al suo fianco e non parlava, annuiva solo. In ultimo mi girarono un contratto dove mi invitavano a lasciare il palazzo subito dopo la nascita dei gemelli e un assegno. "Vado via già da adesso, non c'è bisogno che si aspetti la nascita dei bambini." Dissi orgogliosa prendendo l'assegno e strappandolo. "I bambini avranno me e Stephan, tanto basta." "Davvero vuoi umiliare nostro figlio?" Intervenne finalmente Louise. "Che tu lo voglia o meno lui appartiene a questo mondo. Sarete sempre sotto gli occhi della nostra società, non puoi restare con lui e non puoi condannare i suoi figli a una vita da servi." Ero sconvolta! Era questo che pensavano di me? Che fossi una schiava? La vergogna di Stephan. Mi tappai le orecchie, non volevo più sentirli. Non potevo permettere loro di mortificarmi, ne me, ne Stephan. "Io non sono una schiava... io ho più dignità di voi due che vi sentite tanto nobili. Vi rivelo un segreto, di nobile non avete nulla." Dissi sempre più nervosa. Mi alterai e fuggii dalla stanza. Le lacrime mi offuscavano la vista, ma proseguii. Volevo scappare da lì e tornare alla mia vita normale e tranquilla con Stephan. "Marina dove vai?" Mi chiamò Helene. Dove potevo mai andare? Via da lì. "Via! Non posso più restare qui, non se non mi accettano per ciò che sono." Dissi orgogliosa. "Io ti accetto Marina. Noi siamo amiche." Mi disse Helene. "Chiamiamo Stephan? Così ti tranquillizzi." Helene era il mio unico raggio di sole in quel posto. Annuii intanto che una fitta mi attraversò la schiena. Mi appoggiai a Helene. Come reagendo a un contraccolpo ebbi una fitta anche al ventre. Temetti per i bambini. La mia amica se ne accorse e mi riportò in stanza, durante il tragitto incontrammo anche i suoi genitori. Ma oltre a chiedere del dottore ella non fece. Fu tutto molto rapido. Mi si ruppero le acque e i bambini stavano nascendo una settimana prima del termine medico. Fecero subito intervenire un medico e fui trattata con tutti i privilegi del mondo. Il parto fu duro e stancante tanto che con l'ultima spinta persi i sensi. Al mio risveglio trovai Louise ed Emanuel al mio capezzale, stano seri e impassibili come sempre. "I tuoi figli sono nati morti." Mi annunciò la granduchessa rigida. Ero sotto shock per la notizia, tanto che non ebbi neanche la forza di urlare. "Abbiamo avvertito Stephan, che sarà qui per domani mattina." Continuò la donna. "Tu per allora sarai andata via. Confermo ciò che già è stato detto in precedenza, adesso senza i bambini sei meno di zero per noi." Disse l'uomo porgendomi un documento, lo stesso di prima. "È la rinuncia a qualsiasi pretesa sul gran ducato e sul tuo rapporto con Stephan. Firmala." Mi disse. Quindi quello era il mio destino? Non mi facevano neanche metabolizzare il lutto e mi buttavano via così, come un sacco della spazzatura? "Vestiti." Mi disse la granduchessa. "Una cameriera ti ha già preparato le tue cose e una macchina ti aspetta per portarti in ospedale Sarai sotto osservazione per un paio di giorni. Poi sempre l'autista ti porterà ovunque tu voglia andare." Mi informò porgendomi una penna. "Fin quando non ci darai fastidio s non contatterai Stephan avrai tutti i privilegi che richiedono la tua ripresa. Fai il contrario e rovineremo non solo te, ma anche la tua famiglia." La mia famiglia? Avrebbero denunciato mamma e papà? Perché? Non avevano fatto nulla di male loro. A malincuore firmai quello che doveva essere il divorzio da Stephan. Orgogliosa trattenni tutte le lacrime che avevo in corpo "Posso vedere i gemelli? Che sesso avevano?" Chiesi. "Non è un bello spettacolo. Li hanno portati in obitorio." Mi rispose la granduchessa guardando in basso. "Erano un maschio e una femmina. Abbiamo messo loro i nomi scelti da te e Stephan. Theodora ed Eric." Disse battendo le mani. Una dama ci raggiunse in breve. Mi venne accanto e mi aiutò ad alzarmi. Volevo vedere i gemelli, dov'erano? Perché andavano così di fretta? Ah giusto! Entro la mattina sarebbe tornato Stephan. Lui non avrebbe permesso che mi facessero tutto ciò che stavano facendo. Ero inerme. Lo shock e la stanchezza, diedero modo al granducato di manipolarmi. Non so come arrivai in auto. Ma lo feci, una volta nell'abitacolo scoppiai a piangere. I miei bambini erano morti. In poche ore avevo perso loro e l'ignaro Stephan. Mi sarebbe venuto a cercare? Lo speravo tanto, così avrebbe confermato ai genitori che ci amavamo e che eravamo destinati a stare insieme.
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