Sette La stanza n. 5 era la prima, al principio del corridoio, a sinistra, subito dopo il pianerottolo vasto. De Vincenzi esitò un istante prima di metter la mano sulla maniglia di ottone. Poi scrollò le spalle e, sorridendo scetticamente a Sani, afferrò la maniglia: "Non è questo un delitto da correr dietro alle impronte digitali e poi, se a quest'ora telefono al Gabinetto di Polizia Scientifica, mi prendono per matto..." La finestra era spalancata. Tutti e due, entrando, rabbrividirono. Fuori continuava a piovere e la nebbia era entrata nella stanza, sicché quando girarono l'interruttore la luce della lampadina apparve velata e aprì un alone fumoso. "Chiudi!... Dove dà quella finestra?" Sani chiuse in fretta: "Sul cortile..." e masticò un'imprecazione fra i denti, perché davanti alla

