Chapter 5

1530 Parole
Italia Castellammare di Stabia (Na). Campus della Fondazione R A S, Lunedì 21 maggio 2012. “Un altro incontro con gli studenti”Aveva trascorso il Sabato a prendere appunti, per il romanzo che intendeva scrivere, seduto sulla sabbia di una bella spiaggia di Sorrento, crogiolandosi al sole che già era sufficientemente caldo. Learco amava il mare e già da tempo aveva deciso che, una volta ritornato in Brasile, avrebbe acquistato una casa nel “Litoral Sul Paulista” trasferendosi da Campinas ad Itanhaem oppure a Mongaguá: due belle cittadine dai nomi indigeni dell’antica lingua tupi-guaraní. Nella Domenica si era dedicato alla preparazione della lezione che avrebbe tenuto nell’Aula Magna, con lo stesso stile della prima. Si sentiva forte di quanto la preside aveva voluto comunicargli in merito alla reazione degli studenti. Entrando nell’aula, Learco si accorse che qualcosa di nuovo c’era. Scorrendo con lo sguardo gli scranni del’auditorio, posti ad anfiteatro, scoprì che tra gli studenti sedevano altre persone che il Giovedì precedente non c’erano: riconobbe la preside, ma una sua coetanea le sedeva accanto tra due uomini di età troppo avanzata per poter essere degli studenti, seppur “fuoricorso”. Learco fece finta di nulla e diede avvio alla lezione, come se non se ne fosse avveduto. «Buon giorno ragazzi» disse e senza neppure aspettare il saluto di risposta, si diresse verso i giovani, lasciando il podio per fermarsi proprio davanti ai quattro “fuori-corsisti”, quindi riprese: «…la volta scorsa siamo stati interrotti dal tempo scaduto. Proporrei di riprendere da dove abbiamo lasciato. Avete ancora domande da pormi?» «Buon giorno Signor Learchi, mi chiamo Antonio Greco…» disse il più anziano degli uomini che sedeva accanto alla preside e poi chiese: «…potrebbe spiegarmi per qual motivo vi siete affidato ad un editore, diciamo, di tipo tradizionale e non ad una formula alternativa, più moderna?» La domanda sorprese Learco perché gli ricordava, indirettamente, lo stato di disagio che si era creato tra lui ed suo editore. Non poteva immaginare che potessero esistere, concretamente, formule alternative, anche se qualche volta aveva ipotizzato un modo nuovo di fare editoria. Decise, tuttavia, di esporre il proprio punto di vista. «La ringrazio per aver posto una domanda che mi permette di svelare un sogno che accarezzo da qualche tempo: quello di creare una società editrice indipendente che esca dagli attuali schemi. L’attuale stato dell’arte del mondo del libro segue un ciclo vizioso: l’autore scrive, l’editore produce la carta stampata, impagina e rilega, poi affida la collocazione del prodotto-libro ad un distributore introdotto presso le librerie. Attraverso questa filiera viene immesso sul mercato il risultato di fatiche e di un lavoro, spesso, sotto pagato allo scrittore dell’opera stessa. Fino ad oggi ho dovuto, anch’io, soggiacere alle regole imposte ed accettate, prima di me, da tutti gli altri miei colleghi… anche i più illustri.» «Ci potete parlare più concretamente del vostro sogno e di come vedete il futuro dell’editoria?» «Vede signor Greco… lei sta sedendo tra giovani che, quotidianamente, utilizzano il computer così come lei ed io utilizzavamo carta e penna, ai tempi della nostra gioventù. I mezzi di informatica sono entrati in ogni azienda ed anche in moltissime case: quella che viene trattata, oggi, non è più la carta, bensì il dato... l’informazione. Partendo da tale presupposto, ipotizzo che entro breve anche il libro potrà essere letto sul monitor del computer dell’utente così come già avviene per taluni quotidiani. Il mio sogno è quello di poter pubblicare i miei scritti su Internet, dopo averli protetti di copyright, mettendoli in vendita a prezzi inferiori a quelli attuali, pur ricavandone un maggior, equo, profitto» «Mi chiamo Giuseppe Mannino…» si presentò il secondo uomo posto a fianco della preside: «…è un bel progetto! Sareste disposto a realizzarlo con un altro editore diverso da quello al quale voi siete legato?» La domanda pareva sibillina e per un attimo Learco ebbe il dubbio che quelli fossero gli inviati del suo editore con l’intento di sondare il suo grado di fedeltà. Non aveva, forse, detto la preside di essere “amica” dell’editore? Learco, dopo aver riflettuto, decise che se così fosse stato era giunto il momento di rompere le catene che lo tenevano legato al remo della galera sulla quale stava navigando, scomodamente, da schiavo. «Pensavo di essere stato chiamato a dare testimonianza della mia esperienza di scrittore a questi giovani e non a persone attempate, come me. Non ho comunque difficoltà a risponderle… Signor Mannino!» disse Learco, mutando il tono della voce e poi continuò: «…debbo, innanzi tutto, chiarire che non sono legato da nessun contratto di esclusiva con alcun editore: solo le grandi case editrici lo fanno con autori di grido. Il mio editore ha un nome molto noto, ma non appartiene al novero delle case che dispongono di una propria grande distribuzione. Vi è da considerare, d’altra parte che, come scrittore, sono meno noto di tanti altri. Quanto a tradurre in progetto il mio sogno, dovrebbe esistere una struttura disposta a darmi supporto logistico ed economico… dubito che, attualmente, possa esistere» con queste parole aveva pensato di liquidare l’argomento, ma non doveva essere così: se ne rese conto da quanto gli venne detto dalla preside. «Non dovete prendervela così, Learco!» disse la donna che poi spiegò: «…i signori che mi stanno accanto sono dei colleghi, docenti della “Uniavalon” e stanno sondando, ma voi non lo avete ancora capito, la vostra disponibilità a collaborare con la nostra Università in un nostro progetto editoriale il cui nome è “E.V.A.» La notizia esplose nel cervello di Learco con la dirompenza di un tuono a ciel sereno. Lo scrittore pensava di non aver afferrato bene il messaggio e decise di prendere tempo, ponendo qualche domanda. Intendeva metter in atto un’azione diboomerang invertendo i ruoli. «Prima di rispondere, dovrei fare alcune domande a mia volta» disse con tono deciso. «È più che giusto. Chieda pure» rispose la preside con il suo solito modo gioviale. «Avete, per caso, l’intenzione di costituire una casa editrice?» fu la prima ed ovvia domanda. «Non ce n’è bisogno: la “Avalon” ha nel suo atto costitutivo stabilito che, tra le altre attività istituzionali dell’Università degli Studi, vi sia anche quella di editoria sia per i testi di studio sia per altro. Abbiamo previsto, anche, che ciò possa avvenire pubblicando e pubblicizzando su Internetgli scritti da porre in vendita.» Learco ammutolì. Pareva che quei professori avessero letto, nella sua mente a distanza, l’idea che, già da qualche tempo, lui stava accarezzando. «Di quali risorse disponete?» chiese lo scrittore con il suo solito senso pratico di vedere le cose. «Per quanto riguarda quelle umane, i nostri studenti, quelli che voi state vedendo qui, sono disposti a dare vita ad un laboratorio sperimentale. Per la parte strutturale, la “Uniavalon” dispone dei propri attuali impianti, di quelli logistici della struttura del “Campus” e della Fondazione “Ras” che potranno essere utilizzati» precisò l’altra signora, che non si era presentata per nome, ma che sedeva all’altro lato della preside. «Mi perdoni, professoressa, ma non ho afferrato il suo nome. Comunque sia, per la parte tipografica, come farete? I costi sono, notoriamente, piuttosto alti» insinuò Learco. «Mi chiamo Maria Greco, sono la moglie di Antonio. Per la stampa delle opere da editare, avremmo pensato di sfruttare il circuito salesiano, al quale siamo legati, rivolgendoci all’ Opera Don Bosco di Pristina, in Albania. I costi di mano d’opera dei serbi del Kosovo, sono decisamente inferiori…» spiegò, ancora la professoressa Greco:«…ma il progetto “EVA – Editrice Virtuale Avalon” incentrerà la propria attività nel produrre opere che potranno essere lette virtualmente su Iternet .» «In che cosa consisterebbe la mia opera, qualora decidesi di accettare?» «Vorremmo che voi entraste a far parte del nostro programma editoriale, sia come consulente esterno sia come scrittore dei vostri prossimi romanzi che ci piacerebbe editare. Il progetto prevede, inoltre, l’istituzione del “Premio Letterario Avalon” attraverso il quale scegliere le opere di scrittori emergenti da mettere in catalogo» rispose la Professoressa Greco. «E per la parte editoriale virtuale?» chiese Learco che cominciava a vedere quel progetto con occhi possibilistici. «Per quella, come per altro, vorremmo che voi ci aiutaste a studiare e redigere un progetto di fattibilità.» Learco ebbe la strana sensazione di essere stato incastrato: si trattava, probabilmente, di lavorare gratis per un Ente no profit. La cosa gli era entrata dentro, impossessandosi di ogni suo entusiasmo: realizzare quel progetto lo faceva “volare”con la fantasia «volare in un sogno è bello. Che cosa sarebbe la vita senza i sogni, in fondo?» pensò, e convinto, immediatamente dopo disse ad alta voce: «Sta bene… potete contare su di me, Ci sto!» Gli studenti, che fino a qual momento avevano seguito, col fiato sospeso, lo scambio di domande, di risposte ed opinioni, ruppero il silenzio con un lungo applauso e qualcuno si azzardò a gridare: «bravo, ora sei uno dei nostri!» Learco fece un ostentato inchino nelle tre direzioni cardinali -est, nord ed ovest- portandosi la mano destra sul petto. Quel buffo, ma anche simpatico, modo di ringraziare suscitò qualche risata. Quella, strana, seconda lezione si concluse così: in una maniera del tutto inaspettata.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI