Chapter 7

1210 Parole
Italia – Campania, Città di Napoli (Na). Aeroporto di Capodichino, Sabato 26 maggio 2012. “La partenza”La preside insieme, con il Professor Mannino ed i colleghi Greco, vollero insistere per accompagnare Learco fino all’Aeroporto. Fu solo allora, in attesa dell’imbarco, che lo scrittore ebbe il coraggio di prendere da parte la preside per porre la domanda che, da cinque giorni, aveva sulla punta della lingua. «Preside, ora può dirmelo…» esordì Learco ed aggiunse: «…mi vuole spiegare in quali rapporti è con il mio ex-editore?» aveva finalmente chiesto quel che gli premeva ed attendeva che la sua curiosità fosse, finalmente, soddisfatta. «Mi fa piacere che lo abbiate chiamato “ex-editore”! Quanto all’amicizia alla quale mi ero riferita, il giorno del vostro arrivo, si tratta di una semplice conoscenza casuale.» «Non eravate d’accordo, per la sceneggiata davanti agli studenti di Letteratura Moderna, al fine di promuovere la vendita dei miei romanzi?» «Assolutamente no! Non mi sarei mai prestata ad una cosa del genere. Semmai, è lui che ha visto un’opportunità commerciale. Io non ho confermato né smentito: gli ho lasciato credete ciò che voleva… e poi, i romanzi da dare da leggere agli studenti, sono stati forniti a spese della “Avalon”.» «È stata una mossa astuta quella di lasciar credere all’editore ciò che allo stesso premeva» disse Learco, che cominciava a capire come quella preside, dalla scaltrezza sottile, aveva messo nello stesso sacco sia lui che l’editore, in un colpo solo. «Direi che, più che astuzia, si sia trattato di una strategia tipicamente femminile: molte donne lo fanno con i propri mariti.» «Donne che… ne sanno una più del Diavolo?» «Già! Non siete stato, proprio, voi a scrivere che Eva convinse quel tontolone di Adamo a morder la mela?» «L’invito, e la mia testimonianza in aula , hanno fatto parte di una messinscena, dunque. Una messinscena con la connivenza degli studenti!» esclamò un po’ risentito, sentendosi tradito da quelli che, anche se per pochi giorni, aveva ritenuto essere i propri allievi. «Sì e no! Agli studenti del vostro corso, voi siete apparso geniale. Siete piaciuto e vi si sono affezionati veramente, come solo i giovani sanno fare, quando li si sa prendere per il loro verso. Quanto al corpo docente della “Univalon” debbo confidarvi che, prima di invitarvi, il corpo insegnante ha passato i vostri libri “sotto specula” ed infine hanno deciso che, in un modo o nell’altro, lo scrittore Learco doveva venire a Castellammare di Stabia per cinque buoni motivi… il resto è storia recente che voi ben conoscete» disse la preside ridacchiando soddisfatta del risultato raggiunto. «Cinque motivi? Quali sarebbero stati, questi motivi?» chiese perplesso Learco. «Sì, cinque! Il primo era quello di affidarvi un’aula e verificare il vostro comportamento. Il secondo quello di accaparrarci l’esclusiva dei prossimi romanzi che scriverete. Il terzo quello di prendervi come consulente esterno per i problemi dell’editoria. Il quarto ed il quinto si sono aggiunti dopo avervi conosciuto di persona: dopo aver guardato infondo ai vostri occhi. Soprattutto, il battesimo come formatore di allievi è stata la leva che ci ha convinti. I due ultimi motivi riguardano il gemellaggio con una Università del Brasile ed il corso che progetterete ed erogherete, come formatore docente, l’anno prossimo» mentre elencava, la preside appariva molto seria: per lei il lavoro dell’insegnamento aveva la sacralità d’una missione «Mi avete rivoltato come un calzino, dunque!» disse lo scrittore un poco sconcertato. «È vero, ma avete superato tutte le prove, direi, piuttosto brillantemente. È ora che la finiate di sminuirvi continuamente. A furia di scrivere che siete uno scrittorucolo - mettendo, per di più, questo appellativo in bocca al Signore dell’Universo - succederà che la gente finirà col crederlo davvero. Sarebbe un vero peccato: in voi c’è della buona stoffa.» «Belle parole! Saranno, poi, così vere?» «O-o-oh, Learco! Mi state, esasperando, col vostro pessimismo. In questi giorni ho imparato ad apprezzare le molte doti che avete. Voi non lo sapete, ma ho, anche, una seconda laurea: è in psicologia! Penso di poter affermare che so valutare le persone. D’altra parte voi siete stato promosso dagli allievi: è questo, ciò che più conta. Non vi basta il fatto che abbiano voluto ringraziarvi come hanno fatto? Pensate: ci hanno sottoposto l’idea del dono simbolico, l’Università voleva provvedere alla spesa, con un oggetto più prezioso, ma i giovani non hanno voluto e si sono tassati. Volevano che fosse un loro dono personale al proprio professore. La “Uniavalon” è stata sbattuta fuori, di brutto, da quell’iniziativa che era nata da loro e doveva restar tale. Quello che si è instaurato, è stato un rapporto molto speciale tra un docente ed i suoi discenti. C’è stato un momento nel quale vi abbiamo invidiato… mi creda!» concluse la preside, dandogli di gomito, con fare cameratesco. L’aeromobile decollò con diversi minuti di ritardo: il comandante aveva avvertito che c’era molto traffico in entrata. Una volta in volo, Learco vide rimpicciolirsi la città sotto di sé e via, via che s’innalzava verso il cielo la fece perdere di vista. Un’ora di viaggio lo separava dalla sua città d’origine dalla quale sarebbe, poi, partito alla volta di São Paulo in Brasile. Quello in terra campana era stato un bel soggiorno ed, in fondo, aveva trascorso una piacevole vacanza nella penisola sorrentina. Aveva potuto visitare gli scavi di Pompei e le rovine di Paestum. Giuseppe, il Professor Mannino, segretario della “E.V.A” aveva insistito per condurlo in visita alla “Reggia di Caserta”: un piccolo Château de Versailles con il fasto raffinato dei Borbone delle due Sicilie. Si era, poi, imbarcato per Capri ed aveva ancora negli occhi il mare limpido e blu di quell’isola , con le sue grotte incantate. Oh Capri…Capri: splendida perla del Tirreno! Nella quiete del parco del campus universitario era riuscito a trovare, infine, l’ispirazione per iniziare il nuovo romanzo: un nuovo romanzo per un nuovo editore. Il bilancio di quei nove giorni trascorsi a Castellammare di Stabia era positivo: aveva conosciuto persone simpatiche ed era entrato in contatto con una realtà che seppure era lontana dalla sua formazione religiosa, era molto vicina ai valori nei quali aveva creduto da sempre. Al campus definivano lo “spirito salesiano” ciò che permeava quella realtà campana che Learco, se non l’avesse potuta toccare con mano, avrebbe potuto dubitare che esistesse. Invece esisteva ed era là sotto, in quella terra generosa dove dolore e miseria erano compagne di una vita difficile, ma pietà e solidarietà erano sempre presenti. Là sotto viveva un popolo troppe volte invaso, soggiogato da altri Re invasori del nord che, delle ricchezze custodite nelle banche locali e nelle chiese, avevano fatto man bassa. Un popolo che, dell’ultima guerra -durante la cosiddetta liberazione- aveva pagato lo scotto della violenza e dello stupro su donne e giovinette. Gente di buon sangue che, nonostante tutto, era riuscita a mantenere la propria integrità culturale e linguistica grazie ad una dignità intrinseca ed una filosofia di vita del tutto speciale che, per certi versi, era simile a quella brasiliana: due popoli lontani, ma molto simili. «A presto gente! Arrivederci fra un anno» pensò mentalmente, prima di chiudere gli occhi per schiacciare un pisolino, giusto per la durata del volo fino a Genova.
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