Robert
Vengo svegliata da un dolce profumo di ciambella appena sfornata, mi crogiolo nel mio bel lettone e sposto la tenda spessa per vedere se c’è la macchina di Giovanni. La sua vecchia Citroën è lì, parcheggiata al solito posto, la torta me l’avrà portata lui.
Cara vecchia Marzia, dovrò andare a ringraziarla, prima o poi!
Mi alzo barcollando con gli occhi ancora chiusi e vado in cucina: eccola lì la ciambellona di Marzia, grande, soffice e semplice come le cose veramente buone.
Torno in bagno e finisco di svegliarmi sotto la doccia.
Mentre mangio mi tornano in mente alcune immagini del sogno di stanotte, riaffiorano così vivide che non riesco a distinguerle dai ricordi reali. Sono insieme a un ragazzo dallo sguardo dolce e rassicurante, mi sembra di conoscerlo da sempre. Suona il piano. Io gli sono seduta accanto e improvviso un duetto. È un gioco curioso che inebria la mente. Lo guardo, ma vedo solo la sua bocca, carnosa, i denti candidi.
Vorrei baciarlo, voglio baciare quella bocca ma mi sveglio.
L’incontro di ieri ha lasciato il segno e la mia mente, con l’aiuto della notte, ha partorito questo strano connubio di pelle e sentimento.
Più tardi approfitterò di questo stato d’animo per continuare a scrivere e raccontare di lui e del nostro primo incontro, quel pomeriggio di ottobre, in quel piccolo bar sul lago.
Lo ricordo perfettamente, come se non fosse passato un giorno da allora.