VII

447 Parole
VII I giorni trascorrevano tutti molto simili uno all'altro, con i medici che trasmettevano sicurezza al fratello di Luigi: “Si vedono i miglioramenti”, gli dicevano. “Il paziente si sta comportando bene. Il suo corpo risponde in maniera adeguata al trauma subito”. Mario era felice sentendo quelle parole, ma nonostante tutto non vedeva l'ora di assistere al risveglio del fratello, di poterlo abbracciare nuovamente. Voleva rivederlo come se lo ricordava prima dell'incidente: era sempre allegro, pimpante e, soprattutto, camminava con le proprie gambe. “Dovrà fare un po' di riabilitazione: rimanendo fermo per giorni nella stessa posizione, sicuramente i suoi muscoli perderanno forza. Per un periodo di tempo dovrà fare ginnastica, per recuperare appieno”, gli spiegò uno degli infermieri. “Farà tutto quello che sarà necessario per tornare ad essere come prima”, confermò Mario Mazza, “E' un ragazzo volenteroso, quindi non avrà certo problemi ad impegnarsi in questo senso.” “Seguirà un programma ben preciso, che lo porterà alla riabilitazione graduale, ma totale.” “Bene, vi ringrazio per tutto quello che state facendo. Ci fidiamo della vostra esperienza.” “Ora, se non le dispiace, io prenderei un caffè”, disse l'infermiere. “Ma le pare. Anzi, le faccio compagnia, ne ho bisogno anche io”, replicò Mario. Si portarono all'angolo dedicato alle macchine distributrici automatiche di bevande e viveri, posto in fondo al corridoio. C'era quella per le bevande calde, quella per le bibite fresche, una che distribuiva snack dolci e salati e una quarta con panini farciti. Mario inserì le monete e selezionò un caffè espresso classico, mentre l'infermiere, usando una chiavetta magnetica in dotazione al personale dell'ospedale, optò per un cappuccino con cioccolato. “A volte mi sento un po' vizioso”, disse l'uomo. “Fa bene a concedersi qualche strappo alla regola. Dovremmo farlo tutti ogni tanto.” Consumarono la bevanda quindi ognuno andò per la propria strada. “Ora devo lasciarla”, affermò l'infermiere, “ ho un po di cose da sbrigare”. “Si figuri, la lascio andare. Grazie della compagnia.” Mario Mazza si avviò verso la stanza del fratello e si fermò nel corridoio, sapendo di non avere la possibilità di entrare. Era davvero felice che le condizioni del fratello stessero migliorando giorno dopo giorno, per cui gli bastava così per il momento; una volta guarito completamente, avrebbe avuto la possibilità di restare insieme a lui e recuperare tutto il tempo perduto. Ancora una settimana e tutto sarebbe tornato come prima. O quasi. Restò fino al termine dell'orario per le visite, quindi uscì e andò a casa: era trascorso un altro giorno.
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